Ξ maggio 12th, 2017 | → 0 Comments | ∇ Notizie |

IN AZIONE! “Sciopero” delle api operaie

In questa pagina

News – 11 maggio, 2017

11 attivisti di Greenpeace travestiti da api operaie hanno inscenato uno sciopero, con tanto di picchetto, di fronte al Ministero delle politiche agricole, per chiedere il bando totale dei pesticidi neonicotinoidi.

 

Questa mattina 11 attivisti di Greenpeace hanno protestato di fronte al Ministero delle Politiche Agricole mostrando uno striscione con la scritta “Stop ai pesticidi – Salviamo le api”, impugnando cartelli e scandendo slogan come “Niente api, niente cibo”.

Il 17 e 18 maggio prossimi l’Italia e gli altri Paesi dell’Unione europea discuteranno proprio la messa al bando definitiva di tre insetticidi neonicotinoidi: imidacloprid e clothianidin della Bayer, e thiamethoxam della Syngenta.

Chiediamo al ministro Martina di vietare i pesticidi più dannosi per api e impollinatori, a cominciare dai tre neonicotinoidi in discussione la prossima settimana e di investire in pratiche agricole sostenibili.

 

Le api e gli altri impollinatori naturali sono fondamentali per avere ecosistemi sani e per la produzione di alimenti.

Nel 2013 l’Unione europea ha limitato sia gli usi di imidacloprid, clothianidin e thiamethoxam, a causa del rischio elevato per le api, sia il trattamento delle sementi di mais, girasole, colza e cereali primaverili e l’irrorazione di una buona parte delle colture attrattive per le api, prima e durante la fioritura.
Tuttavia molti impieghi sono ancora autorizzati.

Siamo alla vigilia di un appuntamento importante: la Commissione europea ha proposto il divieto a livello Ue per questi tre insetticidi sistemici, ormai tristemente famosi per il loro impatto su api e altri impollinatori naturali. Se tale proposta dovesse diventare legge, verrebbero banditi definitivamente!
L’unica deroga riguarderebbe l’uso in serra, “in cui la coltura soggiorna per il suo intero ciclo di vita all’interno della serra e non è quindi ripiantata al di fuori.

 

Quattro anni fa l’Italia aveva votato contro le restrizioni, ma ora sarebbe estremamente controproducente rifare lo stesso errore, visto tutte le evidenze scientifiche che confermano la pericolosità di queste sostanze.

Da allora, sono emerse sempre maggiori evidenze scientifiche sui danni che queste sostanze causano alle api, ma anche a molte altre specie, tra cui farfalle, uccelli e insetti acquatici.

Per questo chiediamo con forza al Ministro Martina di vietare i pesticidi più dannosi per api e impollinatori, e con noi lo chiedono più di centomila persone che hanno firmato il nostro appello!
Continueremo questa battaglia fino a che queste sostanze non saranno completamente bandite. FIRMA LA PETIZIONE 

 

Greenpeace

Ξ maggio 6th, 2017 | → 0 Comments | ∇ Notizie |

Gli zoo non salveranno i caribù dall’estinzione

Aggiungi commento

Uno degli animali più emblematici del Canada e della Grande Foresta del Nord è il caribù, più comunemente detto renna: un animale meraviglioso che però rischia l’estinzione. Le soluzioni proposte per salvarlo, sono inaccettabili.

La Grande Foresta del Nord, nota anche come Foresta Boreale, è la corona verde del nostro Pianeta: si estende per 16 milioni di chilometri quadrati –circa il doppio della Foresta Amazzonica – dall’Alaska alla Russia, passando per il Canada e la Scandinavia. Rappresenta oltre un quarto delle foreste rimaste sulla Terra ed è il secondo più grande ecosistema terrestre del mondo, dopo le foreste tropicali.

La Grande Foresta del Nord, che occupa più della metà del territorio canadese, è la casa di molte popolazioni indigene (Prime Nazioni). Ospita più di 20 mila tra specie animali e vegetali, svolgendo anche un ruolo fondamentale nel mitigare i cambiamenti climatici. Nonostante ciò, attualmente solo l’8 per cento della superficie forestale del Canada è tutelata e molte aree della Foresta Boreale canadese sono minacciate dalla deforestazione.

 

Uno degli animali più emblematici del Canada e della Grande Foresta del Nord è il caribù, più comunemente detto renna: un animale meraviglioso che però rischia l’estinzione.

Il Canada, purtroppo, non è ancora riuscito a pensare a soluzioni efficaci per affrontare la grave diminuzione delle mandrie di caribù, anzi: propone soluzioni inaccettabili.

Nella Columbia Britannica, il governo federale sta incoraggiando l’uccisione dei lupi, predatori dei caribù delle Southern Mountain, ma fondamentali per la conservazione dell’ecosistema boreale. Il governo del Quebec, da parte sua, ha intenzione di trasportare una mandria di rari caribù selvatici della Val-d’Or in uno zoo. La gestione dei Caribù della Val D’or è particolarmente problematica e inaccettabile: la decisione di rinchiudere degli animali selvatici in uno zoo, a 400 chilometri dal loro habitat naturale per evitarne l’estinzione, costituisce un pericoloso precedente che temiamo possa essere applicato ad altre specie in pericolo.

In entrambi i casi, le autorità locali si stanno occupando dei sintomi piuttosto che della causa: il principale motivo dell’estinzione dei caribù è la perdita del suo habitat naturale, dovuta ad una gestione forestale inefficiente.

I governi delle Province e dei Territori del Canada sono legalmente obbligati a proteggere le specie in pericolo di estinzione, come il caribù, in base a quanto stabilito dalla norma federale, lo Species at Risk Act (SARA). In Quebec, inoltre, vige il “Piano di recupero dei caribù”, che però non può certo essere applicato inviando gli animali selvatici in uno zoo senza prendersi cura del loro habitat. Evidentemente, proteggere le foreste è difficile quando gli interessi economici del settore del legno e della carta vengono messi in discussione. FIRMA LA PETIZIONE

Per salvare i caribù e il loro habitat, è necessario che il governo federale, provinciali e territoriali del Canada applichino correttamente il SARA e lo integrino sia con studi scientifici che con la conoscenza tradizionale della Prime Nazioni.

Uccidere i lupi non salverà i caribù. E nemmeno rinchiuderli in uno zoo. Questi animali meritano di meglio. La Grande Foresta del Nord merita di meglio. Le generazioni future meritano di meglio.

 

Greenpeace

Ξ maggio 5th, 2017 | → 0 Comments | ∇ Le mie poesie |

Gli Ikebiri denunciano ENI

Per la prima volta in Italia, una piccola comunità africana, stanca di subire l’inquinamento degli sversamenti petroliferi nel Delta del Niger, porta in tribunale una multinazionale: il gigante del petrolio ENI.

Siamo in Nigeria, nello Stato di Bayelsa. Qui vive la comunità Ikebiri che, sostenuta dall’Associazione Friends of the Earth (Amici della Terra*) Europe e da Environmental Rights Action/FoE Nigeria, ha deciso di portare davanti a un tribunale italiano il gigante del petrolio ENI.

L’accusa è relativa ad un incidente verificatosi nel 2010, in seguito ad un guasto dell’impianto estrattivo (ammesso dalla stessa ENI) che ha causato uno sversamento di petrolio nell’area del Delta del Niger dove vive la comunità.

ENI, che opera in Nigeria attraverso la sua controllata Nigeria Agip Oil Company (NAOC), sostiene di aver già ripulito il sito ma la comunità locale contesta che il petrolio fuoriuscito sia stato semplicemente bruciato, e per di più senza il loro consenso e senza una completa bonifica. Gli Ikebiri portano adesso ENI in tribunale per chiedere di completare la pulizia del sito inquinato e ottenere un risarcimento danni.

Francis Temi Ododo, capo della Comunità Ikebiri, racconta: “La nostra comunità non può aspettare. Abbiamo subito l’inquinamento di Eni per troppo tempo. Le nostre attività di pesca hanno subito danni, la nostra agricoltura ha subito danni. Le nostre vite hanno subito danni”.

Di fatto, le comunità che abitano nel delta del Niger subiscono da decenni gli effetti degli sversamenti di petrolio, con sversamenti che si succedono ogni settimana. Dell’enorme businnes del petrolio in Nigeria di giganti come ENI e Shell, la popolazione locale subisce solo gli effetti disastrosi, come l’inquinamento dell’acqua e della terra.

Secondo FoE Europe, fino ad oggi 11 milioni di barili di petrolio sono stati sversati nel Delta del Niger, che corrispondono al doppio della quantità sversate durante il disastro Deepwater Horizon nel Golfo del Messico.

 

Greenpeace

Ξ maggio 3rd, 2017 | → 0 Comments | ∇ Le mie poesie |

Metà degli italiani compra più abiti del necessario

In questa pagina

Pubblicazione – 3 maggio, 2017

Un sondaggio condotto da SWG per Greenpeace, su un campione di 1.000 italiani, uomini e donne tra i 20 e 45 anni, relativo alle abitudini degli italiani nell’acquisto di capi di abbigliamento, rivela che un italiano su due dichiara di possedere più capi di abbigliamento di quanti ne abbia realmente bisogno. Nel nostro guardaroba sono presenti abiti mai utilizzati o addirittura ancora provvisti di etichetta.

Leggi i risultati del sondaggio

Combattere la noia e lo stress o aumentare l’autostima sono per più della metà degli italiani – secondo la ricerca – le cause principali dell’acquisto eccessivo di capi di abbigliamento. Tuttavia gli intervistati dichiarano che il senso di euforia e soddisfazione post-shopping ha una durata limitata che si esaurisce in circa due giorni dopo l’acquisto.
L’industria della moda è trai settori produttivi più inquinanti al mondo e, oltre all’uso di sostanze chimiche pericolose – di cui Greenpeace chiede l’eliminazione dal 2011 con la campagna Detox – il settore tessile negli ultimi anni ha aumentato l’impiego di fibre sintetiche come il poliestere che, oltre ad emettere molta più anidride carbonica nel proprio ciclo di vita rispetto ad alcune fibre naturali, rende estremamente difficile e complicato il riciclo dei capi di abbigliamento a fine vita.

Leggi i risultati del sondaggio

Leggi il commento della professoressa Donata Francescato

 

 

Categorie

Tag

 

Greenpeace

Ξ aprile 22nd, 2017 | → 0 Comments | ∇ Notizie |

Apple userà solo materiale riciclato!

 Impegnandosi a produrre i nuovi dispositivi con materiali al 100% riciclatiApple è la prima azienda del settore IT ad assumere piena consapevolezza del grave impatto ambientale generato dalla produzione di apparecchi elettronici.

 

Visualizza l'immagine su Twitter

 La mossa dell’azienda statunitense comunicata ieri è molto ambiziosa e conferma l’urgenza con cui un intero settore deve ridurre il consumo di risorse e la produzione di rifiuti elettronici che stanno generando un grave impatto ambientale sul nostro pianeta. L’utilizzo di materiali riciclati nella produzione avrà delle importanti ricadute positive, riducendo la richiesta di metalli rari e altre risorse preziose.

Apple, impegnata già verso una produzione che impieghi solo energia rinnovabile nei propri cicli produttivi, lancia il guanto di sfida a tutti i più importanti marchi dell’IT come SamsungHuawei e Microsoft ad adeguarsi in tempi brevi.

Poco meno di un mese fa Samsung si era impegnata a riciclare gli oltre 4,3 milioni di Galaxy Note 7 richiamati in tutto il mondo negli ultimi mesi per riconquistare la fiducia dei propri clienti in seguito al grave problema che ha interessato nei mesi scorsi il Galaxy Note 7.

La transizione all’impiego di materiali riciclati al 100% è fondamentale per ridurre l’impatto ambientale dell’intero settore, tuttavia si può fare di più: Apple e altre aziende dell’IT si impegnino a progettare dispositivi che durino più a lungo e siano facilmente riparabili e riciclabili a fine vita.

 

Greenpeace

Ξ aprile 17th, 2017 | → 0 Comments | ∇ Notizie |

L’Ungheria e la libertà che difendo

Poche settimane fa ho ricevuto una telefonata da un collega che voleva parlarmi di una piccola comunità che vive nella campagna ungherese, lontana dalle vie affollate di Budapest: avevano bisogno di aiuto. Un’organizzazione luterana aveva appena lanciato un progetto per adulti disabili, fornendo un’occupazione a un gruppo di persone che in Ungheria hanno davvero poche opportunità di lavoro. E abbiamo deciso di aiutarli.

Insieme a Greenpeace Ungheria il gruppo sta oggi progettando un giardino ecologico e accessibile e sta cominciando a collegarsi con l’incredibile rete di agricoltori biologici che abbiamo contribuito a mettere in piedi in tutto il Paese. I nostri sostenitori ci aiuteranno a trovare piante e materiali “biologici” per farne un giardino rigoglioso, e presto saranno all’opera un centinaio di persone con disabilità, producendo cibo biologico. Dei veri ambasciatori dell’agricoltura sostenibile in tutto il Paese.

È questa l’Ungheria che amo e di cui vado fiera: ambiziosa e inclusiva. Voglio che tutti i bambini crescano in una società in cui possano avere il coraggio di agire e parlare per ciò in cui credono. Questo è quello per cui lotto. Ogni giorno, organizzazioni grandi e piccole lavorano duro per rendere questo Paese più sicuro, pulito ed economicamente più dinamico.

Ma tutto questo è in pericolo, se questo governo riesce nel suo progetto.

È stata infatti presentata in Parlamento una legge che minaccia di screditare, intimidire e togliere a tutte le Organizzazioni Non Governative (NGO) la possibilità di parlare in difesa dei nostri diritti, dell’aria, dell’acqua, del cibo e della natura da cui tutti dipendiamo. Questa legge marchierebbe come “agente straniero” ogni gruppo che riceve ogni anno oltre una certa somma di danaro da persone fuori dall’Ungheria: queste associazioni sono potenzialmente collegate quindi ad attività come riciclaggio di soldi o terrorismo. Questo tentativo di screditare le NGO si aggrava di carichi amministrativi aggiuntivi inutili ed eccessivi: siamo assolutamente trasparenti sui nostri finanziamenti e la loro origine. Ma una legge così vessatoria potrebbe zittire centinaia di organizzazioni credibili e confondere le centinaia di migliaia di persone che aiutiamo.

Se sei un sostenitore di Greenpeace, sai che sfidiamo governi e aziende quando mettono in pericolo la nostra aria, l’acqua e il suolo. Protestare per le cose importanti è parte essenziale della vita di una società libera. Stare dalla parte dell’ambiente e delle persone più deboli è una bella fetta del nostro contributo alle comunità con cui lavoriamo in tante parti del mondo, e uno dei motivi per cui milioni di persone ci sostengono finanziariamente. Ma il governo ungherese sta dicendo chiaramente che vuole indebolire certe organizzazioni della società civile che lavorano per il benessere dei cittadini e del Pianeta.

Domenica scorsa oltre 70 mila persone si sono trovate di fronte al Parlamento, a Budapest, per difendere il loro diritto a parlare e pensare liberamente, e di sostenere senza paura, intimidazioni, sospetti, le nostre comunità. Un gruppo eterogeneo: famiglie, studenti, insegnanti, attivisti.

Sono stata invitata a parlare dal palco, mi sono sentita umiliata, ma più determinata che mai: non smetteremo mai di difendere le nostre università, le nostre associazioni e la nostra società libera. Siamo tutti uniti per un mondo più verde e pacifico. E, in tutto il mondo, la gente sta con noi.

Katalin Rodics è responsabile della campagna agricoltura di Greenpeace Ungheria. Madre di tre figli, e nonna di cinque nipoti, ha lavorato per oltre quarant’anni per un Pianeta pulito, in cui tutti i bambini possano crescere più sicuri

La sera del 10 aprile la legge è stata firmata dal presidente della Repubblica ungherese. Ma le manifestazioni di protesta contro questo provvedimento continuano, e hanno portato nuovamente i movimenti in piazza. 

 

Greenpeace

Ξ aprile 13th, 2017 | → 0 Comments | ∇ Notizie |

Salviamo il Mediterraneo dall’invasione della plastica!

Ogni anno finiscono in mare dai 4,7 ai 12,7 milioni di tonnellate di plastica: una media di 8 milioni di tonnellate che sta trasformando i nostri mari nella più grande discarica del mondo.

La buona notizia è che questo trend, apparentemente fuori controllo, può essere fermato: in questi mesi i governi dei Paesi membri dell’UE sono chiamati a modificare le norme comunitarie che regolano la gestione dei rifiuti, un’occasione unica per arginare l’invasione della plastica.

 

La plastica sta invadendo il Mediterraneo. Cambiamo rotta: chiedi a .@glgalletti di difendere il mare! #NoPlastic ? https://t.co/akyZONfOXF pic.twitter.com/gcg2fv5sLN

— Greenpeace Italia (@Greenpeace_ITA) 6 aprile 2017

 

L’Italia può e deve fare la sua parte: per questo stiamo chiedendo al Ministro dell’Ambiente Galletti di prendere posizione e schierarsi dalla parte del Mediterraneo!

La plastica è un nemico silenzioso: una volta finita in mare, lontano dagli occhi dei consumatori, è in grado di uccidere la fauna marina, può finire nella catena alimentare e persiste nell’ambiente per centinaia di anni.

Le sue vittime sono soprattutto pesci, uccelli marini, tartarughe e cetacei che muoiono dopo averla ingerita, spesso scambiandola per cibo.

Non c’è più tempo da perdere, il momento di cambiare rotta è ora!

 

« Pagina precedentePagina successiva »
  • Archivi