Parola del giorno…8…

Ξ aprile 13th, 2019 | → 0 Comments | ∇ Parola del giorno |

BELLIGERANZA: Vi fate chiamare portatori di pace, vedo soltanto la vostra belligeranza vi comportate come bambini, “Sono più forte io, no, io”, ma per paradosso il vero simbolo della guerra è un bambino che piange.

Uccidere un bambino per salvarne un altro, ma non vedete quanto sangue innocente versate?

Quanti padri hanno sepolto figli?

Perché a una madre è strappato il sorriso del suo bambino, barattato con la carne dilaniata di dello stesso bimbo, che sperava di nascere in un mondo che lo proteggeva?

Ma noi che gli abbiamo dato? La guerra è sorella dell’indifferenza, perché uccide senza far parlare.

Ma l’indifferenza è nata dal nostro utero, la nostra belligeranza è dire no senza spiegare, è vietare senza se e senza ma.

Siamo tutti responsabili di quei figli e siamo noi che gli abbiamo messo in mano una bomba.

 

La battaglia del soldato…

Ξ aprile 13th, 2019 | → 0 Comments | ∇ La battaglia del soldato... |

Brano che cita dalla battaglia degli altopiani fu combattuta tra il 15 maggio e il 27 giugno 1916, sugli altipiani vicentini, tra l’esercito italiano e quello austro-ungarico, durante la prima guerra mondiale, l’ho rivisitata scrivendo le sensazioni di un soldato.

 

«Improvvisamente, una nostra mitragliatrice aprì il fuoco. Io mi levai per vedere. Gli austriaci attaccavano. Chi ha assistito agli avvenimenti di quel giorno, credo che li rivedrà in punto di morte»

 

Nella notte tra il 14 e il 15 maggio 1916 l’artiglieria austro-ungarica cominciò un bombardamento a tappeto (tecnica finora mai utilizzata sul fronte italiano) sulle linee nemiche, che di fatto colse impreparati molti comandi locali. L’artiglieria italiana, meno della metà di quella austriaca e relativamente inferiore nella potenza, non reagì, avendo ricevuto in molte zone l’ordine di non fare nulla a meno di contrordini diretti da parte del Comando supremo militare — ordini che non arrivarono mai, poiché molti degli ufficiali si trovavano in brevi periodi di vacanza in preparazione della seguente offensiva sul Carso.

Lo sapevo io che non dovevo venirci, sarà un massacro, ma perché fanno così e poi siamo noi a farne le spese, guardali li, mi sparano, ma perché?

Che gli ho fatto, sono proprio un mona, pensare che mi sia arruolato per far colpo su Adelaide e ora io italiano, lei austriaca, siamo nemici.

“Ah, mi hanno colpito!”.

Meno male mi sono solo impaurito, hanno preso il muretto sti bastardi, ma cosa credono di migliorare il mondo se mi ammazzano.

Chissà come stanno mamma e papà, mi mancano, stavo così bene con i miei fratellini: Artuto, Iole, Francesco, Rosita.

Tra tutti ricordo ancora, Francesco il cucciolo di casa, quando quella sera che faceva tanto freddo lui, era infreddolito io anche e abbiamo passato la notte nello stesso letto e abbiamo dormito insieme per scaldarci.

Quante cose non ti ho detto mamma, ti voglio bene e forse ci rivedremo, ma io sarò in cielo, so che morirò questi continuano a sparare, ma io non c’entro con questo sangue inutile.

“Ah, stavolta mi hanno colpito, ma di sfricio, però il sangue si affaccia lo stesso, ma che faccio con questo fucile, io lo butto, morirò ma senza peccato, io non vi sparo, io vi voglio bene”.

Chissà se basterà il coraggio contro le pallottole, il mio Dio mi aiuterà.

“Ah, mi hanno preso ancora, ma stavolta credo che arriverà il buio, vedo il mio addome forato come un muro senza dei mattoni, ma quello cos’è?”.

“Ah, è il mio intestino che si affaccia”.

“Vedo lo tristo mietitore che si avvicina”.

“Mamma, papà, Artuto, Iole, Francesco, Rosita, vi amo tutti, ci si rivedrà un giorno”.

“…”.

 

Ξ aprile 13th, 2019 | → 0 Comments | ∇ Qualche sorriso, Video |

 

Ξ aprile 13th, 2019 | → 0 Comments | ∇ Qualche sorriso, Video |

 

  • Archivi