Parola del giorno…7…

Ξ aprile 12th, 2019 | → 0 Comments | ∇ Parola del giorno |

LOCALITÀ: Ricordo, quella sera con gli amici scelsero una località dove andare a fare cena: Rocca Scannata una ridente località vicino a Borgo Moscio una frazione di Largo Stretto. dicevano che era nota per il sugo di budella di maiale.

A me non andava proprio ma i miei amici: andiamo, andiamo, alla fine mi sono deciso, anche se al solo pensiero mi veniva voglia di andare al bagno.

Dopo mezz’ora che pestavamo una strada che circondava la collina, arrivammo in una trattoria che si chiamava: “Il cicciolo unto” già a nominarlo ero ingrassato due chili.

Eravamo: Io, Er Deca, chiamato così perché quando se magnava, più di dieci euro non spendeva, infatti, nei locali ci portava lui, attento sempre a dove spennevi poco e magnavi bene.

C’era poi Er Braciola che una volta lo beccammo a fare colazione co du braciole di maiale, Er Ventolo, questo non ve lo spiego perché credo che si sia capito, Er Mimo, era uno che non stava mai zitto.

Infine c’era il belloccio del gruppo, si chiamava Nicola ed era una che acchiappava parecchio, quando vedeva na femmina subito, ci doveva provare e ci beccava sempre.

Ci mettemmo seduti a mangiare e chi scelse il tavolo, fu Er Ventolo che appena si sedette, cambiò aria e disse: “È questo il tavolo ciò la sensazione”.

“Anch’io la sento ma n’è il tavolo”; dissi Io.

Er Braciola si sentiva poco bene e decise di tenersi leggero, prese solo mezzo chilo d’abbacchio, però il secondo non lo volle, quindi arrivò il turno d’Er Mimo che ordinò n’antipasto soltanto e cominciò a parlare di politica: Salvini di qua e Renzi di là.

C’era Er Deca che era rimasto con il menù in mano facendosi due conti invece Nicola ci stava a provà con la cameriera, che non si potevano guardare, ma a lui piaceva perché aveva gli occhi azzurri che quando ci guardava sembrava na guardia del corpo, ci guardava le spalle.

Un’ora dopo finimmo di mangiare fu Er Ventolo a decretare la fine, in effetti, era ora di andare, l’aria si stava facendo troppo pesante, era ora di prendere l’auto e andare verso casa e tornare nella località che ci ha tirato i natali-

A un certo punto Er Braciola si sente male e si accascia a terra, tutti ci spaventammo sembravamo scarafaggi a una riunione di condominio quando si accende la luce.

A un certo punto però si senti un tuono assurdo ma era strano perché il tempo era sereno, poi vedemmo Er Braciola che si alzava e andava ad abbracciare Er Ventolo, allora lì, capimmo.

La scena si spostò verso l’entrata, dove c’era la cameriera soprannominata da Er Deca, “Convergenza”, la vidi che si mise a correre …

“Ti amo!”, urlò correndo

Andò ad abbracciare Er Mimo che stava, affianco a Nicola, vidi l’espressione d’Er Mimo come a dire: “Na che vole quessa”; ci fu uno screzio tra i due e cominciarono a darsele a un certo punto Er Bracola li prese per il collo dividendoli.

“Ma che c’avete da litigà”.

“Bo”, rispose Er Mimo.

La ragazza rientrò nel locale, noi risalimmo in auto e tornammo al paese.

Che bello uscire con gli amici e ricordate l’amicizia è come un cucciolo … cresce si ma va nutrito.

 

 

La sfida…

Ξ aprile 12th, 2019 | → 0 Comments | ∇ Parole che legano parole |

Quel pomeriggio io e Vladimir ci incontrammo, no, cambio nome altrimenti la gente pensa a male e poi sono all’antica: mo la gnocca tira più di una mandria di bisonti con due buoi la pettini.

Rewind: quel pomeriggio incontrai alcuni amici e decidemmo di andarci a fare una partita, era molto che non succedeva, fra noi c’era un ragazzo sud americano che mi sa, ci dormiva con il pallone.

Luca un mio amico gli crossava dalla fascia e a vederlo mi presi un Travelgum, ed ebbi subito l’istinto di mettermi in panchina dicendo che non giocavo perché mi ero stirato.

Se come no, con la Vaporella Polti.

Incontrammo al campo dei ragazzi e ci scappò una sfida al cardiopalma, anche perché non giocavo.

Erano molto forti, tiri da una parte, parate dall’altra, ero eccitatissimo ma credo dipendesse più dalla tipa di uno che giocava che stava con una “senzagonna” comunque, mi misi a fare finta di vedere la partita.

Era bello vedere Ramon, il brasiliano di cui parlavo prima, che si destreggiava fra i difensori. Mancavano due minuti alla fine ed ero teso come la corda di una Fender Stratocaster dopo che Jimi Hendrix la suonava.

Il giocoliere verde oro entrò in area dribblò due difensori, il terzo lo atterrò e ci fu rigore, io e Giovannona coscia lunga ci abbracciammo esultanti, mi sa che devo cambiare jeans, me li sento stretti.

Ramon andò sul dischetto, guardandolo mi sembrava proprio convinto di quello che stava facendo, prese la rincorsa, la palla superò il portiere e si infilò…

 

Infilò le sue calosce prese l’attrezzatura e andò a pesca, al lago, arrivò e si mise sotto un albero, lanciò in acqua, in attesa che abboccasse qualcosa.

Il tempo trascorreva come una clessidra vuota, l’aria era ferma come fosse il plastico del vetro nella noia, i raggi del Sole davano dei pizzicotti che tenevano la tensione alta.

Il filo di tese come il tirante di un ponte e cominciò l’aspra lotta tra l’uomo e il pesce, il caldo frustava le tempie che gettavano sudore come una schiena frustata, getta sangue.

La lotta non aveva sosta, il filo si muoveva nell’acqua senza nessun respiro, lui era stanco, doveva essere proprio grosso, a un certo punto finii in acqua.

La canna da pesca, cadde nella spugna azzurra, l’uomo fece uno scatto per prenderla, ma non ce la fece, riuscì, però, a prendere la lenza con la mano, il pescatore, indossava dei guanti e cominciò a tirare il filo ma quel pesce non ne voleva sapere di dare all’uomo un po’ di respiro.

La sua tenacia e quella dell’animale, si scontrarono come un palazzo e la palla d’acciaio che si usa per demolirlo, l’uomo cominciò a guardare i guanti macchiarsi di rosso, sentiva dolore, ma non demordeva.

Improvvisamente sentì che il filo, diventava più lento, ne approfittò per ritirarlo, l’animale si avvicinò, la resa aveva abbracciato quella creatura che andava verso di lui.

Finalmente poi gli fu davanti, era un bestione di un peso intorno ai quaranta chili e lo portò a riva per togliergli l’amo dalla bocca, pensando già alla grigliata di pesce che avrebbe fatto con i suoi amici.

Quando però lo stava per alzare, si avvicinarono a lui una decina di altri pesci e cominciarono a baciare sulla bocca, l’animale catturato, poi si affacciarono dal pelo dell’acqua cominciando a guardare il pescatore, muovendo la bocca ed emanando dei suoni impercettibili.

L’uomo comprese che era la madre e quelli i figli che avevano ancora bisogno di lei, quindi avvicinò il grosso pesce e gli tolse l’amo dalla bocca vide poi che quei piccoli pesci si avvicinarono alle sue mani e cominciarono ad accarezzarlo con il corpo.

Il pesce cui aveva tolto l’amo, uscì dal pelo dell’acqua, e cosa cui assisté per la prima volta, gli sbatté l’occhio, l’uomo commosso, accarezzò il pesce, l’animale si giro e si allontano con i suoi cuccioli al seguito.

Sentì che aveva compiuto una buona azione, stava per rovinare una famiglia, ora, la sera, lo aspettava una pizza, tanto i suoi amici c’erano abituati da quando lui, era diventato un pescatore e poi la pizzeria era diventata una certezza, nella loro vita.

 

Vita è quando sorridi, nel momento in cui non c’è più, niente da ridere.

 

Ξ aprile 12th, 2019 | → 0 Comments | ∇ Qualche sorriso, Video |

 

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