Gli occhiali…

Ξ marzo 28th, 2019 | → 0 Comments | ∇ Qualche sorriso |

Ricordo quando andai all’ottica, ci dovetti andare perché un pomeriggio mentre asciugavo i miei occhiali, dopo averli lavati, la montatura fece crack come una patatina fritta, vestita di ovatta.

Quando entrai, mi accolsero due occhi semplici illuminati da un sorriso come due abbaglianti nella notte quindi li scelsi o meglio me li feci scegliere da lei, poiché lo specchio era un po’ distante dalla mia figura, mi disse quanto venivano e quello lo ricordo come il giorno più doloroso della mia vita, dopo la morte del mio cane.

“Ti va un caffè?”.

Avevo bisogno di distrazione, la ferita era ancora fresca (ma non dovrebbe essere calda?)

“Adesso”.

“No, tanto sei giovane possiamo aspettare”.

Si mise a ridere e acconsentì.

Quel giorno ricordo, quando l’andai a prendere sotto casa, era vestita con un bel vestito nero che disegnava le sue curve, a guardarle faceva venire voglia di prendere un travelgum.

I suoi capelli neri erano neri come il nero e i suoi occhi, verdi come il  bicchiere, dove mio nonno Ugo metteva la dentiera.

Che giornata quando uscimmo pioveva e faceva freddo ci infilammo dentro un locale e prendemmo l’agognato nettare, mi sentivo come l’uomo di Neanderthal davanti a una bistecca di Kamut … eh, cioè Mammut …me so confuso

Che lunga discussione, instaur … abbiamo fatto, gli piaceva soprattutto parlare di politica, era un tipo che metteva l’allegria in corpo, era un gattino attaccato ai marroni, mi disse anche che era andata a un comizio politico.

Mi sentivo eccitato come una dentiera quando è nell’acqua.

Sarei voluto andare con lei, la prossima volta, le piacevano, i ragazzi sinceri, mi sentivo così sincero che ero come un pentito al processo, mentre parlavo, mi cascò accidentalmente il tovagliolo a terra e mi chinai per prenderlo e le guardai le gambe.

Adesso so che ha provato Colombo, quando ha scoperto l’America, si è vero la mia non era scoperta ma con la fantasia l’avevo già buttata sul letto.

“Ma che ci fai ancora lì”.

“Scusa, caz …”, dissi dando una craniata al tavolino.

“Fatto male?”.

“No, ho la testa dura”.

No, non è la testa.

Gli raccontai che a me piaceva scrivere.

“Che bello anche il mio ragazzo, scrive”.

“Conto!”.

“Vai via?”.

“Si mia zia mi ha chiesto se gli porto il criceto dal veterinario che deve fare una colonscopia”.

Non la vidi più ma gli occhiali li ho presi lo stesso, da un’altra ottica, i commessi erano maschi ma i miei fanali costavano meno.

Sti cazzi, no.

 

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