Movisol

Ξ gennaio 24th, 2017 | → 0 Comments | ∇ Le mie poesie |

Bankitalia ammette: la separazione bancaria e l’UE non sono compatibili

Banca d italia

Il direttore della Vigilanza di Bankitalia, Carmelo Barbagallo, ha ricordato che l’Italia dovette abbandonare il sistema di separazione bancaria, vigente dal 1936, per obbedire a una direttiva europea. Parlando di fronte alle Commissioni Finanze riunite di Camera e Senato il 17 gennaio, Barbagallo ha risposto a una domanda del deputato pentastellato Alessio Villarosa, il quale gli ha chiesto se non sia il caso che la crisi bancaria italiana mostra il fallimento del modello di banca universale e se non fosse meglio tornare al vecchio sistema.

“È molto interessante quanto ha detto sulla legge bancaria del ’36”, ha risposto Barbagallo, ricordando che essa “fu modificata [dalla legge Draghi-Amato, ndr.] per recepire una direttiva comunitaria. Separatezza tra banca e industria, breve e lungo termine, banca d’interesse pubblico non sono concetti dell’Europa. Già a meta degli anni Ottanta non erano concetti dell’Europa. Se l’Italia sta in Europa” deve obbedire alle leggi europee, ha affermato, aggiungendo: “Si può avere un parere personale diverso ma questo è un dato di fatto”.

Ripetendo che sarebbe interessante discutere se la separazione bancaria avrebbe preservato le banche dalla crisi, Barbagallo ha però osservato che “il problema oggi è legato soprattutto ai crediti deteriorati perché (…) posto che 18% dei crediti sono deteriorati”, si tratta di “un problema della banca commerciale, non della banca universale”. Se l’economia va male, vanno male sia le banche universali sia quelle commerciali. “È naturalmente un tema aperto su cui si possono avere opinioni…. Poi le farò avere privatamente una risposta”, ha concluso Barbagallo.

Barbagallo ha ragione quando afferma che la crisi delle banche italiane, a parte qualche eccezione, è una crisi dei crediti commerciali; tuttavia, le sofferenze sono il prodotto della politica di austerità imposta dall’UE dopo i salvataggi delle banche universali nel 2008. Se in quella congiuntura i Paesi dell’UE avessero reintrodotto la separazione bancaria, i governi non si sarebbero sobbarcati quell’enorme passività e i fondamentalisti di bilancio non avrebbero avuto il pretesto per imporre l’austerità.

Inoltre, la crisi che minaccia il contagio europeo, quella di MPS, è dovuta principalmente alla folle acquisizione di Antonveneta nel 2008, un atto che, fosse MPS rimasta banca commerciale, non avrebbe potuto verificarsi sotto la vecchia legge. Barbagallo dovrebbe saperlo bene, dato che fu proprio il suo ufficio, allora presieduto da Anna Maria Tarantola, a scoraggiare l’acquisizione nel 2007.

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Greenpeace

Ξ gennaio 24th, 2017 | → 0 Comments | ∇ Notizie |

La barriera corallina amazzonica: un tesoro già in pericolo

 Difendiamo questo ecosistema minacciato da pozzi petroliferi

Alla foce del Rio delle Amazzoni, dove il fiume si mescola al mare, è stato scoperto un nuovo tesoro naturale: una barriera corallina nascosta sui fondali, dove nessuno la credeva possibile. La luce quasi non riesce a raggiungere la barriera, perché lo specchio d’acqua che la sovrasta è composto dalle torbide acque trasportate dal fiume: nessuno immaginava che in queste condizioni si potesse sviluppare una comunità come questa!

Eppure la barriera corallina alla foce del Rio delle Amazzoni esiste, e resiste, un caso più unico che raro della natura, molto speciale. Ed è enorme! Parliamo di una barriera che si estende per 9.500 km quadrati, dove vivono gorgonie, alghe rosse, 73 specie di pesci, aragoste, stelle marine, rodoliti e spugne gigantesche, alte fino a due metri!

Un ecosistema scoperto da pochi mesi dagli scienziati, ancora tutto da esplorare, che dovrebbe estendersi dal Brasile alla Guiana francese… già minacciato dai pozzi petroliferi. La foce del Rio delle Amazzoni è la nuova frontiera per lo sfruttamento del petrolio nelle acque brasiliane. Total e BP sono le due compagnie che vorrebbero trivellare. Una concessione di Total si trova a giusto a 8 km dalla barriera.

Dobbiamo difendere la barriera corallina e la foce del Rio da compagnie spregiudicate che antepongono i propri interessi a quelli dell’ambiente. La minaccia riguarda l’intera area della foce, in cui vivono specie a rischio d’estinzione come lamantini, lontre giganti e tartarughe di fiume delle Amazzoni.

Per questo abbiamo lanciato la campagna “Difendi la barriera corallina amazzonica”.

Il nostro primo obiettivo è quello di farvi vedere la barriera stessa. Per questo abbiamo deciso di inviare la nostra nave Esperanza, con alcuni biologi marini a bordo, per studiare meglio questo paradiso minacciato. Non sarà facile perché si tratta di acque melmose, torbide.

 

Greenpeace

Ξ gennaio 22nd, 2017 | → 0 Comments | ∇ Notizie, Video |

 

Movisol

Ξ gennaio 19th, 2017 | → 0 Comments | ∇ Le mie poesie |

Che cosa dice veramente Trump su politica estera, economia e sanità

Casa Bianca

A tre giorni dall’inaugurazione alla Casa Bianca, Donald Trump ha concesso un’intervista al Times di Londra ed al Bild Zeitung tedesco, in cui auspica la fine delle sanzioni contro la Russia e definisce la NATO “obsoleta”. Come era prevedibile, i principali media europei hanno riferito della prima conferenza stampa di Donald Trump concentrandosi quasi esclusivamente sul suo scontro con i giornalisti (in particolare CNN e BBC). Gli altri importanti temi da lui affrontati sono stati messi in secondo piano o ignorati, anche se i programmi annunciati da Trump, se applicati veramente, porteranno a una svolta epocale.

Politica estera: Trump non è stato difensivo sulle presunte simpatie nei suoi confronti del Presidente russo Vladimir Putin. “Se a Putin piace Donald Trump, io considero questo una risorsa e non una debolezza, perché il nostro rapporto con la Russia è orribile”. La Russia può aiutare gli Stati Uniti a combattere l’Isis, ha detto, quell’Isis che l’amministrazione Obama “ha creato” lasciando l’Iraq nel momento sbagliato. “È stato creato un vuoto in cui si è formato l’Isis. Se a Putin piace Donald Trump, indovinate un po’, ragazzi, questo si chiama un vantaggio e non una perdita. Ora, io non so se andrò d’accordo con Vladimir Putin. Spero di sì. Ma c’è la possibilità del contrario”.

Politica economica: Trump ha ripetuto la sua intenzione di ribaltare il processo di delocalizzazione industriale e riportare i posti di lavoro negli Stati Uniti. Le imprese che vogliono trasferire gli impianti all’estero e importarne i prodotti negli Stati Uniti pagheranno dazi punitivi, ha detto. “Allora, se vuoi trasferirti in un altro Paese e vuoi licenziare tutti i nostri grandi lavoratori americani che ti hanno portato lì dove sei arrivato, allora puoi spostarti dal Michigan al Tennessee e alla Carolina del Nord o del Sud, puoi tornare dalla Carolina del Sud al Michigan… non mi importa finché è all’interno dei confini degli Stati Uniti”. Ma se vuoi importare negli Stati Uniti “i tuoi condizionatori o le tue automobili o qualunque cosa tu produca” all’estero, allora “pagherai un alto dazio”.

Sanità: Trump ha annunciato che sostituirà il programma detto Obamacare con un altro sistema e costringerà le imprese farmaceutiche (“Pharma”) a ridurre i prezzi delle medicine, perché oggi “campano uccidendo la gente”.

“Pharma ha molte lobby e molti lobbisti e molto potere, e fanno pochissime gare. Noi siamo i principali compratori di farmaci al mondo eppure non facciamo le gare come si dovrebbe. Allora cominceremo a farle e salveremo miliardi di dollari nel tempo, e lo faremo con molte altre industrie”. Trump ha anche sollevato il problema dei reduci, molti dei quali soffrono per malattie contratte in combattimento ma, con la legge attuale, sono tra i gruppi sociali con meno assistenza medica. L’attacco di Trump all’industria farmaceutica è stato condiviso da Bernie Sanders, che l’11 gennaio ha scritto su twitter.com: “Trump ha ragione, pharma ‘campa uccidendo la gente’. Ma hanno, Trump e i repubblicani, il coraggio di mettere in riga le imprese farmaceutiche e abbassare i prezzi?”

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Greenpeace

Ξ gennaio 17th, 2017 | → 0 Comments | ∇ Notizie |

 

HSBC, la banca che finanzia la distruzione delle foreste indonesiane

News – 17 gennaio, 2017

Prestiti milionari ad alcune delle peggiori società nel settore dell’olio di palma

La più grande banca d’Europa presta centinaia di milioni di dollari ad alcune delle più distruttive società del settore dell’olio di palma: lo abbiamo rivelato oggi nel nostro  nuovo rapporto “Dirty Bankers”.

 

Solo negli ultimi cinque anni, HSBC ha fatto parte di consorzi bancari che hanno disposto prestiti da circa 16.3 miliardi di dollari e obbligazioni da circa 2 miliardi di dollari a sei società indonesiane (Bumitama, Goodhope, IOI, Noble, POSCO Daewoo e Gruppo Salim/Indofood) che producono olio di palma a discapito di vaste aree di foresta pluviale indonesiana, distruggendo le torbiere e gli habitat degli oranghi.

Praticamente, HSBC ha concesso prestiti e servizi finanziari a società responsabili di distruzione della foresta indonesiana e del drenaggio delle torbiere, di incendi forestali, di espropriazione delle terre ai danni delle popolazioni locali, di violazione dei diritti dei lavoratori e dello sfruttamento del lavoro minorile.

La distruzione delle torbiere da parte dei settori dell’olio di palma e della carta è riconosciuto come causa principale degli incendi forestali che ogni anno colpiscono l’Indonesia. Un dramma che ha delle conseguenze pesantissime per tutto il Pianeta e per chi vive in quei luoghi: uno studio delle università di Harvard e Columbia ha stimato in più di 100.000 le morti premature per la crisi ambientale e sanitaria del 2015 in tutto Sud-Est asiatico.

A fare tragicamente i conti con la distruzione di questo prezioso ecosistema sono anche gli orango del Borneo, che nella “Lista Rossa” dell’ International Union for Conservation of Nature sono passati  da specie da “in pericolo” a specie “in pericolo critico” a causa della conversione delle foreste in piantagioni.

I vincoli con società colpevoli delle suddette pratiche rappresentano una violazioni delle politiche di sostenibilità di HSBC. Se HSBC è una banca rispettabile, con politiche responsabili sulla deforestazione, come sostiene, allora perché finanzia chi distrugge le foreste? Non dovrebbe destinare miliardi a società che soffiano sul fuoco!

Questo è quello che chiediamo alle banche che offrono prestiti o altri servizi finanziari a società o gruppi di società che operano nel settore dell’olio di palma:

  • Rivelare i dettagli dei servizi finanziari forniti a società o gruppi di società che operano nel settore dell’olio di palma.

  • Sottoscrivere la nostra politica contro deforestazione, drenaggio delle torbiere e sfruttamento dei lavoratori e le comunità locali.

  • Interagire con i clienti esistenti per garantire la conformità con questa politica entro un determinato periodo di tempo, rifiutando di finanziare o rinnovare altri servizi fino alla sottoscrizione della politica di Greenpeace contro deforestazione, drenaggio delle torbiere e sfruttamento dei lavoratori e le comunità locali.

  • Rifiutare finanziamenti o altri servizi finanziari a clienti e potenziali clienti che non sono conformi con la politica di Greenpeace contro deforestazione, drenaggio delle torbiere e sfruttamento dei lavoratori e le comunità locali.

 

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Ξ gennaio 16th, 2017 | → 0 Comments | ∇ Notizie |

Mozioni per la separazione bancaria al Parlamento italiano

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Nella settimana di riapertura dei lavori parlamentari dopo la pausa natalizia, con grande eco mediatica è stata data la notizia del via libera di Camera e Senato all’istituzione di una Commissione d’Inchiesta in merito al funzionamento del sistema bancario italiano e ai casi di crisi finanziaria che hanno coinvolto alcuni istituti negli ultimi anni (quindi non solo MPS).

Alla Camera il via libera è stato bipartisan, in quanto previsto dalle mozioni presentate da vari gruppi parlamentari di maggioranza e di opposizione.

In realtà, la notizia di maggior rilievo è che tra i gruppi parlamentari che hanno presentato mozioni quasi tutti, compreso il PD, hanno presentato mozioni che non solo impegnano la Camera stessa all’ istituzione di una commissione di inchiesta ma che, sulla scia delle continue crisi bancarie che non vedono soluzione, impegnano principalmente il Governo a tutta una serie di iniziative ed azioni concrete dirette a risolvere la crisi bancaria nel suo insieme.

Tra dette mozioni ci sono anche quelle che prevedono l’impegno per il Governo ad introdurre la separazione netta tra banche commerciali e banche di affari.

Specificamente, durante i lavori della seduta di martedì 10 gennaio, il rappresentante del Governo si è espresso su dette mozioni, dichiarando il parere favorevole del Governo soltanto per le mozioni di Rosato ed altri- PD e di Monchiero ed altri-Civici ed Innovatori; ha dichiarato quindi il parere contrario del Governo su tutte le altre mozioni (Paglia ed altri – Sinistra Italiana-Sinistra Ecologia e Libertà; Busin ed altri –Lega Nord; Villarosa-Movimento Cinque Stelle; Rampelli ed altri – Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale; Zanetti ed altri Scelta civica – Ala per la costituente- Maie; Pili –gr. Misto) ed ha rimesso all’Aula la decisione sulla parte relativa alla Commissioni di inchiesta prevista da tutte le mozioni presentate.

Sono state quindi approvate nella loro interezza le mozioni per il quale il Governo ha espresso parere favorevole mentre tutte le altre sono state respinte ad eccezione della parte che impegna l’aula ad istituire una commissione di inchiesta.

Tra le mozioni in parte respinte, quelle di Sinistra Italiana-Sinistra Ecologia e Libertà, della Lega Nord, del Movimento Cinque Stelle e di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale, che prevedono l’impegno per il Governo di assumere tutte le iniziative necessarie ad introdurre la netta separazione tra le banche commerciali e le banche di affari.

http://www.camera.it/leg17/410?idSeduta=0721&tipo=documenti_seduta&pag=allegato_a#si.1-01457.mod.v1

Visto che la separazione bancaria è l’unica alternativa al furto dei nostri risparmi col “bail in”, sta ai cittadini pretendere che venga calendarizzata in aula la discussione degli otto disegni di legge per il ripristino della legge Glass Steagall, con una campagna parallela a quella condotta dal LaRouchePAC per far ripristinare tale legge dal nuovo Congresso USA.

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Ξ gennaio 13th, 2017 | → 0 Comments | ∇ Notizie |

2017: l’anno della fine dell’Euro?

Euro

I dati di dicembre sull’inflazione nell’Eurozona indicano che si sono materializzati due mali in una forma che dimostra il fallimento della politica della BCE e segna la possibile fine di quest’ultima.Infatti, dopo anni di stagnazione, l’inflazione nei Paesi dell’Euro è salita all’1,1%. Si tratta di una media tra due estremi: mentre la Germania all’1,7% si avvicina all’obiettivo della BCE, l’Italia con lo 0.4% e un tasso annuale di -0.1% è ufficialmente in deflazione.Se i dati dell’Eurozona continueranno a salire, la BCE potrà difficilmente proseguire la sua politica di espansione monetaria, il cui obiettivo era raggiungere il 2% di inflazione o “close to”, come la stessa BCE non si stanca di ripetere. Il capo dell’Istituto IFO di Monaco di Baviera, Clemens Fuest, riflette il punto di vista di molti in Germania, inclusi i principali media, quando dichiara al Frankfurter Allgemeine Zeitung (il 4 gennaio) che se “questi dati verranno confermati per tutta l’Eurozona, la BCE dovrà porre fine al programma di acquisto di titoli nel marzo 2017”.Se l’istituto di Francoforte porrà fine alla politica di tassi di interesse nulli e al programma Assets Purchase Program (APP), provocherà una crisi del debito nell’Eurozona, con l’epicentro in Italia. Nel 2017, l’Italia deve rifinanziare 260 miliardi di Euro di debito pubblico, e se la BCE smetterà di comprare titoli, lo spread salirà alle stelle come nel 2011.L’Italia è stata l’allieva modello per l’UE negli ultimi 20 anni, raggiungendo un surplus primario ogni anno, ma a un alto prezzo: nello stesso periodo è diminuita la crescita ed è iniziata la deflazione. La deflazione è un sintomo del crollo della domanda e questa tendenza assicura che il tasso debito/PIL aumenterà.Negli ultimi 20 anni, stando ai dati pubblicati dall’Ufficio Parlamentare del Bilancio, l’Italia ha pagato oltre 1700 miliardi di Euro di interessi sul debito pubblico, l’equivalente del PIL annuale. Dei 260 miliardi di Euro da rifinanziare nel 2017, 214 miliardi riguardano vecchi titoli in scadenza e 47 miliardi gli interessi.Uno scenario di crisi del debito si aggiungerebbe alla cosiddetta “crisi bancaria italiana” descritta nel numero della scorsa settimana (cfr. SAS 01/17). Di fronte a questa combinazione esplosiva e con la scelta di soccombere alla Troika o lasciare l’Euro, l’Italia potrebbe scegliere l’ultima opzione.Il clima oggi è diverso da quello del 2011, quando l’establishment italiano cedette a Bruxelles e Francoforte e installò il governo di Monti, voluto dalla Troika, e ciò si riflette anche nei quotidiani di proprietà di interessi economici.Il 27 dicembre il Corriere della Sera ha pubblicato un articolo di due economisti ed ex ministri, Giorgio La Malfa e Paolo Savona, che dichiarano che “Il governo italiano dovrebbe sollecitare (…) un chiarimento alla Germania e chiederle di prendere lei l’iniziativa di un ripensamento della moneta unica”. Savona e La Malfa propongono due possibilità: a) la Germania che lascia la valuta unica; b) sostituire l’Euro con un sistema di valute nazionali simili al sistema di Bretton Woods.Roberto Napoletano, direttore del quotidiano della Confindustria Il Sole 24 Ore, il 3 gennaio ha accusato il “club finanziario” diretto da Germania e Francia di sfruttare il tema delle sofferenze bancarie come capro espiatorio per vittimizzare l’Italia, cosa inaccettabile. Ha chiesto che il governo italiano ponga il veto sulla questione dei Non Performing Loan fino a quando non verrà affrontata la questione dei derivati, soprattutto dei titoli di “level 3” delle banche zombie.

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