Greepeace

Ξ dicembre 28th, 2016 | → 0 Comments | ∇ Le mie poesie |

Energia solare per una cooperativa agricola femminile

News – 27 dicembre, 2016

Un progetto straordinario sta per prendere forma in Libano: aiutaci a sostenerlo!

Nel sud del Libano c’è una Cooperativa per la produzione agricola tutta al femminile che lavora per vendere i propri prodotti in tutto il Paese. Purtroppo, come la maggior parte delle realtà libanesi, la cooperativa soffre di problemi di elettricità “cronici” e i macchinari di produzione sono alimentati da generatori vecchi, inefficienti e inquinanti. La buona notizia è che le donne che lavorano nella cooperativa hanno deciso di cambiare marcia e compiere una vera e propria rivoluzione energetica! La soluzione è proprio sulla nostra testa: il Libano ha infatti più di 300 giorni di sole all’anno e l’energia solare sarebbe in grado di soddisfare tutta la domanda di energia elettrica del Paese in modo 100% rinnovabile.

Partendo da questo presupposto, un mese fa, ci siamo impegnati in questo progetto con l’obiettivo di formare un piccolo gruppo di individui che potranno poi ispirare – e soprattutto formare – altre persone per progetti imprenditoriali che siano anche sostenibili dal punto di vista ambientale, e così 12 giovani libanesi, palestinesi e siriani dalla zona, addestrati da Greenpeace, parteciperanno all’installazione dell’impianto fotovoltaico di questa cooperativa.

Non è la prima volta che lo facciamo: solo pochi giorni fa l’impianto fotovoltaico da 40 kW, finanziato con il contributo di circa mille donatori che hanno partecipato al nostro progetto di crowdfunding  “Accendiamo il sole”, è entrato in funzione a Lampedusa e la stessa cosa, anche se in forme diverse, è accaduta a Rodi, in Grecia, a Raleigh, nel North Carolina e a Kinshasa, nella Repubblica Democratica del Congo. Abbiamo visto l’entusiasmo sui volti delle persone non appena si rendono conto che questa tecnologia non è al di là della loro portata!

Per realizzare questa impresa, c’è bisogno del sostegno di tante persone: ogni contributo è un ulteriore passo verso una vera indipendenza energetica per questa cooperativa, per le donne che ci lavorano e la loro comunità. Vieni a conoscere il loro progetto e partecipa con una donazione: grazie al tuo sostegno queste comunità potranno avere un aiuto concreto per creare un futuro migliore e più pulito, basato su un’indipendenza energetica 100% rinnovabile!

Il progetto sarà realizzato con le comunità locali in collaborazione con Greenpeace: attraverso corsi di formazione e altre iniziative, gli attivisti di Greenpeace, ricercatori e volontari lavoreranno al fianco dei membri della comunità per promuovere le risorse sorprendenti di questa regione.

La solarizzazione del centro inizierà con una “diagnosi energetica” mirata a identificare il suo consumo energetico. Da qui saranno varate una serie di misure di efficienza energetica per ridurre il consumo e infine un impianto solare sarà installato sul tetto della Cooperativa.

Speriamo che questo sia solo il primo di tanti altri progetti, in questa regione e ovunque ce ne sia bisogno nel mondo!

 

Movisol

Ξ dicembre 24th, 2016 | → 0 Comments | ∇ Notizie |

Zepp-LaRouche: mettere nell’agenda del G20 un Piano Marshall per Medio Oriente ed Africa

 giovedì 22 dicembre 2016 16:46

New silk road

La fondatrice dello Schiller Institute Helga Zepp-LaRouche ha chiesto al prossimo G20 a guida tedesca di mettere all’ordine del giorno la ricostruzione economica a lungo termine della Siria, con la prospettiva di adesione all’iniziativa cinese della Nuova Via della Seta, quando le condizioni politiche lo permetteranno.

C’è bisogno di un programma di ricostruzione sostenuto da tutti i Paesi della regione, da parte di Russia, Cina, India ed Egitto ma anche di Germania, Francia e Italia. L’approccio concreto dev’essere quello descritto dallo Schiller Institute nel suo “Programma Fenice per la Ricostruzione di Aleppo e l’Estensione della Nuova Via della Seta all’Asia Sud Occidentale” (vedi: http://news.eirna.com/903241/eir-seminar-in-frankfurt-on-march-23-2016solving-the-economic-and-refugee-crises-with-the-new-silk-roada-roadmap-for-development-of-the-mideast-and-africa).

È urgente e necessario, ha scritto Helga Zepp-LaRouche in un articolo datato 17 dicembre, varare “un vasto programma di industrializzazione e sviluppo per l’Africa. Un primo timido passo è stato mosso dal ministro dello Sviluppo tedesco Gerd Mueller, che si è adoperato per spingere gli imprenditori tedeschi a investire maggiormente in Africa. Si tratta di un progresso rispetto ai finanziamenti per le ONG che hanno portato solo a prediche sulla democrazia e i diritti umani”. La fondatrice dello Schiller Institute fa notare che Cina, India e Giappone sono impegnati in Africa con “significativi investimenti nelle infrastrutture e nelle zone industriali, mentre gli africani discutono apertamente del fatto che presto gli europei non avranno alcun peso nel continente, a meno che la loro indifferenza verso l’Africa non cessi rapidamente”.

Il prossimo G20 a presidenza tedesca si terrà in luglio ad Amburgo e il Cancelliere Merkel ha dichiarato in un videomessaggio di voler mettere lo sviluppo dell’Africa all’ordine del giorno. “I preparativi per questo vertice e il vertice stesso potrebbero rappresentare la svolta per la ricostruzione in Medio Oriente e per l’industrializzazione dell’Africa, ma solo se il governo tedesco confermerà lo standard fissato dalla Cina all’ultimo G20 di Hangzhou, dove il Presidente Xi Jinping ha espresso l’impegno cinese allo sviluppo dell’Africa”.

Se, invece, il programma di Merkel per l’Africa seguirà le linee della “decarbonizzazione dell’economia mondiale” recentemente presentate dal suo consigliere Joachim Schellnhuber a Berlino, allora “la Germania si screditerà, i Paesi asiatici espanderanno la loro influenza in Africa e l’Europa si auto-emarginerà. La rivoluzione in corso nel mondo è rivolta proprio contro questa politica neocoloniale mascherata, di cui Schellnhuber è campione”.

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Greenpeace

Ξ dicembre 23rd, 2016 | → 0 Comments | ∇ Notizie |

3 buoni motivi per cui abbiamo bisogno di santuari marini

Il 26 Agosto il presidente americano Obama ha annunciato la creazione del più grande santuario marino del mondo al largo delle coste delle Hawaii, mentre in questi giorni i governi di tutto il mondo sono riuniti a New York presso la sede delle Nazioni Unite per sviluppare un nuovo accordo per salvare i nostri oceani. Ottime notizie per il nostro Pianeta Blu!

Due terzi della superficie dei nostri oceani si trovano al di fuori della giurisdizione degli Stati Nazionali, in quello che viene definito “alto mare”, e quindi fuori da ogni regola per stabilire misure di tutela.  Senza reale protezione la maggior parte dei nostri oceani sono a rischio!Per fortuna, i governi sono intenzionati a cambiare questa situazione, il che significa che potremmo essere alla vigilia di una svolta importantissima per salvare i nostri mari.

Greenpeace da anni lotta per la creazione di santuari marini che possano proteggere aree particolarmente sensibili dei nostri oceani da ogni forma di sfruttamento: grandi aree in cui pesci, squali, tartarughe e altre forme di vita potranno essere libere di vivere in pace!

Dopo avere promosso per anni questo processo, Greenpeace è adesso presente a New York per assicurare che finalmente i governi di tutto il mondo facciano passi concreti per salvare i nostri oceani.

Ecco tre buone ragioni per le quali istituire santuari marini:

1. Più santuari nel mare = più vita!

Diversi studi hanno dimostrato che animali e piante che vivono all’interno di santuari (anche  conosciuti come “riserve marine” dove è vietata ogni attività estrattiva) possono quadruplicare la loro biomassa e aumentare notevolmente la loro taglia. I santuari inoltre,   possono servire come area di riproduzione per specie minacciate – come balene e tartarughe marine, e proteggono gli ecosistemi marini e la biodiversità che essi ospitano.

2. Più pesce (e soldi) nel mare!

Gli scienziati hanno dimostrato che i santuari marini migliorano le economie locali. Un recente studio finanziato dal National Geographic ha rivelato che la presenza di santuari marini fornisce una spinta al turismo e porta benefici alle attività di pesca nelle aree circostanti.

I costi iniziali, necessari per lo sviluppo della riserva, possono essere compensati nei primi cinque anni.

Gli esempi recenti di Palau, Regno Unito, Cile, Nuova Zelanda e Stati Uniti sono un precedente politico e dimostrano che è possibile vietare le attività estrattive (quali pesca, estrazioni minerarie e esplorazioni petrolifere) anche all’interno di vaste aree.

Istituire grandi santuari marini permetterebbe di raggiungere una più equa distribuzione delle risorse marine, da cui molti paesi costieri -tra cui i meno sviluppati del mondo- potrebbero trarre vantaggio.

3. Le riserve marine ci proteggono dagli effetti del cambiamento climatico

I santuari aumentano la capacità dei nostri mari di adattarsi agli impatti del cambiamento climatico e dell’ acidificazione degli oceani. Oltre la metà del carbonio biologico presente a livello mondiale viene immagazinato dagli organismi marini viventi! Aree che proteggono mangrovie o praterie di posidonia, specie che assorbono carbonio, contribuiscono quindi a mitigare l’effetto del cambiamento climatico.

Il prossimo passo?

C’è ancora molto da fare nei prossimi anni per far si che un accordo per la definizione di aree protette in alto mare venga approvato a livello delle Nazioni Unite e assicurare che sia forte e vincolante come i nostri oceani hanno bisogno che sia.

Meno dell’uno per cento delle aree in “alto mare” è attualmente protetto. Ma gli scienziati dicono che abbiamo bisogno di tutelare il 30% o più dei nostri oceani attraverso una rete globale di santuari marini per fermare la perdita di biodiversità marina, ricostituire le nostre riserve di pesce e sviluppare resilienza ai cambiamenti climatici.

Come le stesse Nazioni Unite riconoscono è necessaria un’ azione globale urgente per proteggere gli oceani dalle numerose minacce che in questo momento si trovano a fronteggiare.

I Governi si sono già impegnati a proteggere il 10% di acque costiere e altre aree marine entro il 2020. L’attuazione di tali promesse sarebbe un importante primo passo nella giusta direzione. Purtroppo la maggior parte dei Paesi sono lontani dal raggiungere questo obiettivo.

Greenpeace lavorerà affinchè presso le Nazioni Unite si sviluppi un accordo che preveda regole chiare e stringenti per la creazione di santuari marini, che daranno ai nostri mari la protezione di cui hanno disperatamente bisogno.

Giorgia Monti

Responsabile campagna mare Greenpeace Italia

 

Ξ dicembre 23rd, 2016 | → 0 Comments | ∇ Notizie |

Dopo la liberazione di Aleppo si può riaprire il negoziato

 mercoledì 21 dicembre 2016 20:02

The great mosque (Umayyad mosque) of Aleppo, Syria.

Il 17 dicembre le forze armate siriane, appoggiate da russi e iraniani, hanno completato la liberazione di Aleppo da Al Nusra e altri gruppi terroristici. Dopo che l’amministrazione Obama si è sistematicamente rifiutata di distinguere tra i cosiddetti “ribelli moderati” e i terroristi, e di concordare misure congiunte per rimuovere Al Nusra da Aleppo orientale, a Damasco non restava altra opzione che quella militare, per quanto cruenta questa fosse.

Secondo il generale russo Sergej Rudskoj, capo di Stato Maggiore, in quella stessa data sono stati evacuati quasi 110 mila civili, circa 3400 membri dell’opposizione moderata hanno deposto le armi e oltre tremila di essi sono stati amnistiati. Migliaia di miliziani sono partiti alla volta di zone ancora tenute dai ribelli.

Sempre il 17 dicembre il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha votato all’unanimità una risoluzione che autorizza l’invio di osservatori neutrali dell’ONU ad Aleppo per presenziare alla continuazione dell’evacuazione. Ora si spera che possa iniziare una nuova fase, compreso un cessate il fuoco, colloqui politici, azioni anti-terrorismo e fornitura di aiuti. Si sta già formando un gruppo per negoziare un accordo-quadro sul futuro della Siria, di cui fanno parte Russia, Turchia, Iran e Kazakistan. I Presidenti di questi quattro Paesi hanno concordato come obiettivo a medio termine un accordo per il cessate il fuoco in Siria. Il gruppo dovrebbe tenere i primi colloqui formali con l’opposizione siriana il 27 dicembre. Ma secondo la Tass, ci sono già stati almeno due incontri ad Astana, nel Kazakistan, nel 2015.

Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov e i suoi colleghi turco e iraniano hanno chiesto alla comunità internazionale di inviare aiuti umanitari, ma fino ad oggi i paesi occidentali non hanno accompagnato le lacrime di coccodrillo sui civili di Aleppo con misure di sollievo concrete.

Per quanto riguarda il ruolo degli Stati Uniti, resta da vedere se nelle quattro settimane e mezzo che gli rimangono, il Presidente Obama manterrà l’impegno di fornire armi letali e sostegno finanziario ai ribelli e altre “forze straniere” che appoggino le operazioni militari americane in Siria.

Un segnale sinistro è la riconquista di Palmira da parte dell’Isis, con un attacco sferrato quando le forze siriane erano concentrate su Aleppo. Le forze jihadiste hanno potuto muovere su Palmira da Raqqa, dopo che la coalizione a guida americana aveva sospeso le operazioni militari sulla roccaforte dell’Isis.

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Movisol

Ξ dicembre 22nd, 2016 | → 0 Comments | ∇ Notizie |

Il complotto anti-russo di Obama è destinato a fallire

 martedì 20 dicembre 2016 21:54

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Quello che in superficie potrebbe sembrare un tentativo di sfidare la legittimità dell’elezione a Presidente di Donald Trump, asserendo che la sua vittoria sia stata determinata dall’intervento russo, è in realtà un’operazione disperata per tenere il Presidente Obama fuori dal carcere, proseguendo la sua politica di guerra contro Russia e Cina.

Questo è il giudizio di Lyndon LaRouche sull’escalation di attacchi isterici di Obama, del direttore della CIA John Brennan e personalità politiche di entrambi i partiti, nonché dei principali media americani, che attribuiscono la sconfitta di Hillary Clinton agli “attacchi degli hacker” da parte dei servizi russi e del Presidente Putin. “L’intera faccenda è una sciocca messa in scena”, ha dichiarato LaRouche, “e proviene da un Obama politicamente finito”. Coloro che promuovono questa frode congiurano insieme a Obama e alla sua follia omicida, nella speranza di sfuggire alla giustizia”.

LaRouche si riferiva agli omicidi che Obama ordina personalmente con gli attacchi dei droni e le sue guerre illegali per imporre “cambiamenti di regime”, ma anche all’aumento del tasso di mortalità causato dalla sua politica economica, nella forma di un aumento dei suicidi e delle morti causate da droghe e alcool, e anche al collasso deliberato del sistema sanitario, con la riforma di Obama, ironicamente definita Affordable Care Act, mentre in realtà le cure non vengono fornite, e non sono per niente a prezzi accessibili!

Non ci sono prove a sostegno delle accuse rivolte a Putin, ha aggiunto LaRouche, solo le solite “fonti anonime”, sostenute dalla inesistente credibilità dell’amministrazione e dei servizi di intelligence. Per esempio, alla fine della scorsa settimana, Brennan ha dichiarato che “c’è un crescente consenso (tra i capi dell’intelligence) sulla portata, la natura e l’intento delle interferenze russe nelle nostre elezioni presidenziali”. È’ intervenuta anche Hillary Clinton, dichiarando che gli attacchi degli hacker sarebbero stati diretti “contro la nostra democrazia, a quanto pare perché egli (Putin) ce l’ha con me personalmente”. Nella sua ultima conferenza alla stampa del 2016 Obama ha proclamato che crede che le presunte “interferenze” nelle elezioni “siano state fatte dai più alti livelli del Cremlino” e ha minacciato rappresaglie!

LaRouche ha concluso che la ditta criminale Obama SpA è destinata a finire male, perché il sistema transatlantico in bancarotta che questa gente spera di salvare in realtà si sta disintegrando, mentre Putin, una “personalità indipendente”, sta riuscendo a organizzare un Nuovo Paradigma.

Per parte sua, Trump si è tenuto al di fuori della rissa, ‘cinguettando’ su Twitter.com: “Se la Russia o qualche altra entità stava conducendo attacchi con hacker, come mai la Casa Bianca ha aspettato così tanto ad agire? Come mai si sono lamentati solo dopo che Hillary aveva perso?”

La più solida confutazione delle accuse della CIA proviene dagli ex professionisti di intelligence, raccolti nell’associazione Veteran Intelligence Professionals for Sanity (VIPS), che ha pubblicato un promemoria il 13 dicembre. Per questi esperti, tutti con grande esperienza in attacchi di cyber-intelligence e questioni di sicurezza, è “un gioco da ragazzi” sfatare le accuse della CIA. Ecco la differenza tra fuga di notizie e hackeraggio:

“Fuga di notizie: quando qualcuno si appropria fisicamente dei dati di un’organizzazione e li dà a un’altra persona o organizzazione, come fecero Edward Snowden e Chelsea Manning”.

“Hackeraggio: quando qualcuno in una località elettronicamente lontana penetra sistemi operativi, firewall, o altri sistemi di ciber-protezione ed estrae dei dati”.

“Tutte le indicazioni puntano a una fuga di notizie, non un hackeraggio. Se ci fosse stato hackeraggio, la National Security Agency lo saprebbe, e lo saprebbero sia il mittente sia il destinatario”. La “estesa rete di raccolta di dati della NSA” è tale da poter raccogliere tutti i dati dai server del DNC (la direzione del Partito Democratico americano) o di Hillary Clinton. Gli autori poi dànno spiegazioni tecniche sul perché tracce sui trasferimenti dei dati siano disponibili a livello internazionale”.

I VIPS aggiungono che le dichiarazioni dei varii portavoce anonimi di enti di intelligence sono “equivoche”, in quanto dicono cose come “la nostra migliore ipotesi” o “la nostra opinione” e via dicendo, il che dimostra che non sono in grado di rintracciare la fonte delle e-mail in rete, altrimenti fornirebbero prove “senza alcun pericolo per le fonti e i metodi. Siamo quindi giunti alla conclusione che le e-mail siano state fatte trapelare da qualcuno all’interno”.

Il memorandum è firmato dai membri del direttivo dei VIPS William Binney, Mike Gravel, Larry Johnson, Ray McGovern, Elizabeth Murray, e Kirk Wiebe.

Uno di loro, Mike Gravel, ex senatore dell’Alaska (a destra nella foto durante una conferenza stampa con Helga Zepp-LaRouche), ha concesso un’intervista al LaRouchePAC il 15 dicembre, nella quale spiega meglio la questione, respingendo le accuse come “ridicole” e “fantasiose”. Quanto alle rappresaglie contro la Russia minacciate da Obama, Gravel fa notare che il governo americano senza dubbio “compie molte più attività di chiunque altro nel ciber-mondo”. La Russia potrebbe essere seconda a distanza, “ma nessuno può starci alla pari in termini di ciò che possiamo fare”.

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Movisol

Ξ dicembre 21st, 2016 | → 0 Comments | ∇ Le mie poesie |

Le responsabilità di Obama negli attentati del 19 dicembre

 martedì 20 dicembre 2016 13:48

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Il 19 dicembre è stato macchiato da due gravissimi attentati, l’assassinio dell’ambasciatore russo in Turchia ad Ankara e la strage al mercatino di Natale a Berlino. Il Presidente uscente degli Stati Uniti Barack Obama va inchiodato alle sue responsabilità.

Il 16 dicembre Obama aveva emesso quella che LaRouche ha immediatamente definito una minaccia di morte mirata. “Non c’è dubbio che quando un governo straniero cerca di avere un impatto sull’integrità delle nostre elezioni, è necessario che intraprendiamo qualche azione. E lo faremo, a tempo e luogo di nostra scelta. Qualcuna sarà esplicita e pubblicizzata; qualcun’altra potrà non esserlo”, aveva dichiarato Obama.

Quello stesso giorno, durante la webcast del venerdì, Lyndon LaRouche ha commentato: “Quelle parole nella sua bocca sono […] una minaccia di assassinio contro personalità importanti. Perché questo è ciò che a Obama ha insegnato il suo patrigno ed è il modo in cui Obama ha operato ogni martedi uccidendo persone durante quel periodo” [LaRouche si riferisce alle liste di bersagli umani dei droni, scelti personalmente da Obama].

“Perciò, si trattava di una una minaccia di morte”.

La scelta dell’ambasciatore Andrej Karlov non è stata casuale. Il diplomatico russo aveva svolto un ruolo chiave nella normalizzazione delle relazioni tra la Turchia e la Russia che hanno permesso una rapida evoluzione delle operazioni militari in Siria e la liberazione di Aleppo. In una recente conferenza internazionale ad Ankara, intitolata “Approfondire le relazioni Turchia-Russia, Karlov aveva annunciato che “la crisi apertasi dopo l’abbattimento del nostro aereo è stata superata. Siamo tornati a relazioni normali”. Il presidente russo Putin, aveva riferito, “non ha mai parlato tanto con qualcuno quanto con Erdo?an al telefono”.

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Greenpeace

Ξ dicembre 21st, 2016 | → 0 Comments | ∇ Le mie poesie |

La foresta Dvinsky è in pericolo!

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Gufi reali, ghiottoni, orsi bruni, piante ed animali rari. È uno degli ultimi ecosistemi intatti in Europa: la Foresta Dvinsky (che prende il nome dal fiume Dvina) è uno degli ultimi Paesaggi Forestali Intatti (Intact Forest Landscape, IFL) della parte europea della Russia.

Gli IFL sono ampi tratti di foreste antiche e incontaminate che spaziano per almeno 500.000 ettari, ospitano un’alta biodiversità e per lo più non sono stati alterati dalle attività umane. E questa è, per ora, la condizione di quel che resta della Foresta Dvinsky, nella regione di Arcangelo, nel nordovest della Russia.

Per proteggere questo pezzo importante dell’ecosistema della Grande Foresta del Nord , nel 2001, dopo una campagna di Greenpeace e numerosi negoziati tra aziende che operano nel settore del legname e ONG, è stato raggiunto un accordo per vietare il taglio di legname nella Foresta Dvinsky. Successivamente, nel 2011, le autorità locali della regione di Arcangelo hanno incluso questa preziosa foresta nella lista delle future aree protette. Tuttavia, a causa delle pressioni che aziende e lobbisti che operano nel settore della carta e del legname stanno esercitando sui governi regionali, dopo cinque anni la Foresta Dvinsky non è ancora un’area protetta e continua a essere distrutta.

La legislazione forestale russa consente ancora lo sfruttamento non sostenibile delle foreste e ignora la salvaguardia ambientale. Le aziende che operano nel settore della carta e del legname, nella regione di Arcangelo impiegano metodi di deforestazione assolutamente insostenibili: dopo aver abbattuto alberi in una determinata area, si spostano in un’altra senza prima aver proceduto a riforestare. Così, poco a poco, le foreste vengono interamente distrutte e le aree forestali intatte sono sempre più a rischio.

Arkhangelsk Pulp & Paper Mill (APPM), ICE Titan, Solombalales e Region-Les LLC sono le principali multinazionali che operano nella regione di Arcangelo: producono legno, carta e imballaggi che vengono venduti in tutta Europa, Italia inclusa.

Greenpeace chiede alle aziende che operano nel settore della carta e del legname di non acquistare materie prime provenienti da Paesaggi Forestali Intatti. Aziende e lobbisti che operano nel settore della carta e del legname in Russia, e i loro clienti italiani ed europei, devono rispettare le IFL e le autorità della regione di Arcangelo devono mantenere la loro promessa di includere la protezione della Foresta Dvinsky nel piano forestale regionale.

Continuate a seguirci per sapere come possiamo proteggere insieme la Grande Foresta del Nord!

Martina Borghi, campagna foreste

 

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