Greenpeace

Ξ marzo 23rd, 2017 | → 0 Comments | ∇ Notizie |

Una doppia minaccia per le ultime foreste boreali canadesi

La Grande Foresta del Nord e il Canada

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News – 22 marzo, 2017

La Grande Foresta del Nord (GFN), o Foresta Boreale, è la corona verde del nostro Pianeta: si estende per 16 milioni di chilometri quadrati – cioè circa il doppio della Foresta Amazzonica – dall’Alaska alla Russia, passando per il Canada e la Scandinavia. Rappresenta oltre un quarto delle foreste rimaste sulla Terra ed è il secondo più grande ecosistema terrestre del mondo, dopo le foreste tropicali.

La Grande Foresta del Nord occupa più della metà del territorio canadese, è casa di molte popolazioni indigene (Prime Nazioni) e ospita più di 20 mila tra specie animali e vegetali, svolgendo anche un ruolo fondamentale nel mitigare i cambiamenti climatici globali. Nonostante ciò, attualmente solo l’8 per cento della superficie forestale del Canada è protetta dalla legislazione e molte aree della Foresta Boreale sono minacciate dalla deforestazione.

Zittire chi protegge le foreste

Una grande società canadese, Resolute Forest Products, a suon di cause legali milionarie sta cercando di zittire Greenpeace e altre organizzazioni che combattono per la difesa della Foresta Boreale. In gioco non c’è solo il futuro della corona verde del nostro Pianeta, ma il diritto di Greenpeace e di altre Organizzazioni della Società Civile (OSC) di esporre crimini ambientali e chiedere ai responsabili di renderne conto.

Cos’è Resolute e perché sta cercando di mettere a tacere Greenpeace

Resolute Forest Products è la principale società canadese del settore del legno e della carta. Ha sede in Canada, a Montreal, e produce libri, riviste, giornali, cataloghi, volantini, elenchi telefonici. Per farlo, però, distrugge vaste aree della Foresta Boreale canadese, violando i diritti delle Prime Nazioni, le popolazioni indigene che la abitano da sempre, e devastando l’habitat della fauna endemica, come il caribù, già in via d’estinzione.

Greenpeace Canada da anni denuncia queste pratiche insostenibili di deforestazione, basandosi anche su dati governativi e su ricerche corroborate da scienziati indipendenti. Resolute si è però rifiutata di collaborare con Greenpeace e alcuni dei suoi clienti hanno quindi deciso di interrompere le relazioni commerciali.

Il 23 maggio 2013 Resolute ha fatto causa per diffamazione a Greenpeace Canada presso la Corte Superiore dell’Ontario (Canada), chiedendo un risarcimento di 7 milioni di dollari canadesi (CAD). La causa è ancora in corso, ma gli attacchi legali di Resolute hanno subito una grave battuta d’arresto pochi giorni fa, il 9 marzo 2017, quando la Corte d’Appello dell’Ontario ha definito “scandalose e vessatorie” le accuse di Resolute nei confronti di Greenpeace Canada.

Il 31 maggio 2016 Resolute ha intentato un’altra causa legale, stavolta per 300 milioni di dollari, contro Greenpeace International, Greenpeace USA e un’altraorganizzazione non governativa, Stand.earth. Resolute ha presentato denuncia per diffamazione e violazione della “Racketeer Influenced and Corrupt Organizations Act” (legge RICO) presso la Corte Distrettuale della Georgia del Sud (Stati Uniti). Il RICO venne promulgato da Nixon nel 1970 per combattere il crimine organizzato di stampo mafioso. Appellandosi a questa legge, Resolute dunque paragona Greenpeace a un’organizzazione mafiosa.

Greenpeace ritiene che le accuse mosse da Resolute siano infondate e soprattutto che facciano parte di una strategia volta a opporsi alla partecipazione pubblica delle organizzazioni della società civile.

Strategic Lawsuit Against Public Participation (SLAPP)

Cause come quelle che Resolute sta conducendo contro Greenpeace vengono denominate Strategic Lawsuit Against Public Participation (cause strategiche contro la pubblica partecipazione). Si tratta di cause civili che, seppur spesso basate su accuse infondate, hanno come obiettivo quello di disincentivare la protesta pubblica, colpendo le tasche delle parti chiamate in causa. Si tratta cioè di uno stratagemma che potrebbe creare un precedente molto grave per soffocare sul nascere critiche e proteste.

Alziamo la voce!

Immaginate un mondo senza organizzazioni come Greenpeace, dove grandi compagnie come Resolute agiscono indisturbate e in cui per le Organizzazioni della Società Civile è difficile prendere parola, a causa dei troppi rischi legali e dei potenziali costi vertiginosi da affrontare.

Non possiamo smettere di denunciare chi distrugge le foreste e non vogliamo lasciare soli i loro abitanti. Per favore diffondete questa storia e scendete in campo con noi: facciamo sapere a Resolute che non rimarremo in silenzio!

Per maggiori informazioni: 

Logging Company Resolute’s Lawsuits to Silence Greenpeace

 

Movisol

Ξ marzo 22nd, 2017 | → 0 Comments | ∇ Notizie |

La Commissione Finanze della Camera terrà audizioni sulla separazione bancaria  martedì 21 marzo 2017 14:52 0000000Il 15 marzo la Commissione Finanze della Camera ha iniziato l’esame delle varie proposte di separazione bancaria. Ben dodici sono le proposte di legge presentate, tutte a favore, in forme varie, della separazione netta tra banche ordinarie e banche d’affari, con riferimento alla storica legge Glass-Steagall che per la prima volta introdusse la separazione nel 1933. La notizia ha attraversato l’Atlantico, tanto che diversi membri del Congresso USA hanno mandato messaggi di sostegno. L’on. Walter Jones, repubblicano della North Carolina ed egli stesso primo firmatario del nuovo disegno di legge presentato alla Camera USA, ha elogiato il Parlamento italiano “per la sua leadership nel portare avanti il dibattito sulla necessità di reintrodurre la legge Glass-Steagall (…) è mio auspicio che il Congresso degli Stati Uniti segua la leadership italiana e porti il dibattito nella Camera dei Rappresentanti, perché penso che ciò sia nel miglior interesse del popolo americano”.  Oltre a Jones, anche l’on. Tulsi Gabbard, democratica, ha mandato in segno di sostegno una dichiarazione sua e di altri quattro deputati a favore della Glass-Steagall. I messaggi sono stati indirizzati al presidente della Commissione Maurizio Bernardo e al firmatario dell’ultimo disegno di legge in ordine di tempo, l’on. Alessio Villarosa (che insieme al messaggio di Jones ha pubblicato sulla sua pagina FB il disegno realizzato da Flavio Tabanelli in una trattoria, nella foto, commentando “ricetta per un sistema bancario che funziona”). La proliferazione dei disegni di legge a favore della separazione bancaria sia alla Camera sia al Senato sono un risultato diretto o indiretto della campagna decennale portata avanti dal movimento di LaRouche in Italia. Sfortunatamente il governo è notoriamente allineato all’Unione Europea che è assolutamente contraria alla riforma. Tuttavia, i rappresentanti della maggioranza non hanno osato prendere una posizione durante la discussione in Commissione. Il relatore Marco Di Maio (PD) ha illustrato il testo delle varie proposte e delle varie pseudo-riforme adottate negli USA, nel Regno Unito e nell’UE, mantenendosi formalmente neutrale e proponendo un ciclo di audizioni per chiarire la materia. I rappresentanti dell’opposizione, Villarosa (M5S), Laffranco (FI) e Zoggia (MDP) hanno cercato di stanare la maggioranza, ma sia Di Maio che Bernardo hanno sgusciato, rinviando una presa di posizione a dopo le audizioni. Vedremo quali “esperti” saranno chiamati davanti alla Commissione. Pur senza farsi illusioni, questa è una possibilità per la maggioranza, o per parte di essa, di smarcarsi dalla micidiale politica dell’UE che sta distruggendo il sistema bancario, il credito e i risparmi, e votare a favore della separazione. Invitiamo i nostri lettori a mandare messaggi che sollecitino una vera separazione a: bernardo_m@camera.it, dimaio_marco@camera.it e villarosa_a@camera.it.

 

Greenpeace

Ξ marzo 20th, 2017 | → 0 Comments | ∇ Le mie poesie |

Mars e Nestlé fanno un passo importante per proteggere i nostri oceani, cosa aspettano gli altri colossi dell’industria ittica?

 

Grazie alle richieste dei consumatori, Mars e Nestlè – le due più grandi compagnie al mondo di cibo per animali – hanno deciso di prendere provvedimenti affinché nei loro prodotti non arrivi pesce catturato con attività che danneggiano il mare e i diritti di chi vi lavora

Proprio in questi giorni, le due compagnie si sono infatti impegnate a eliminare dalle proprie filiere di produzione una pratica controversa, quella dei trasbordi in alto mare, che permette ai pescherecci di trasferire le proprie catture ad altre navi in mare aperto – lontane da ogni tipo di controllo – e di continuare cosi a pescare per mesi senza tornare mai in porto.

I trasbordi sono spesso associati a pesca illegale, traffici di pinne di squalo e, purtroppo, anche a gravi violazioni dei diritti umani dei lavoratori, letteralmente “intrappolati” a bordo dei pescherecci, come denunciato da Greenpeace Southeast Asia.

Trasbordo di tonno in mare aperto, Oceano Indiano.

Mentre Nestlé ha deciso di mettere totalmente al bando tali pratiche, vietandone l’uso per le materie prime dei proprio prodotti per animali, Mars ha invece deciso di sospenderle fino a quando i suoi fornitori non avranno preso misure adeguate per garantire che tali pratiche non siano associate a problemi di pesca illegale e violazione dei diritti dei lavoratori.

Negli ultimi anni numerose inchieste giornalistiche – condotte, tra gli altri, da GuardianAssociated Press e New York Times - hanno dimostrato come le filiere ittiche, e in particolare quelle del cibo per animali, siano drammaticamente “contaminate” da situazioni di lavoro forzato, traffici umani e altri abusi di cui sono vittime coloro che lavorano a bordo dei pescherecci che riforniscono i nostri mercati. Tra le aziende implicate, oltre a colossi come Mars e Nestlè, c’è anche Thai Union, il più grande produttore di tonno al mondo, presente in Italia con il marchio Mareblu, e fornitore di molti supermercati e aziende con prodotti ittici.

Solo un anno fa lanciavamo la sfida a Mars. E, grazie alle migliaia di richieste di chi ama gli animali e il mare, questa azienda aveva deciso di sviluppare un preciso piano di azione per affrontare i problemi emersi lungo le proprie filiere. Oggi, insieme a Nestlè, si propone come leader per cambiare l’intero settore, lottando contro una pratica così pericolosa. Cosa aspettano gli altri colossi dell’industri ittica a seguire questi esempi?

Da mesi chiediamo a Thai Union di impegnarsi con forza per garantire che i propri prodotti provengano da una pesca sostenibile e priva di abusi. È ora che anche questo gigante della pesca mondiale bandisca da tutte le proprie produzioni pratiche pericolose come i trasbordi in alto mare, guidando l’intero settore verso pratiche più sostenibili.

Chiedi con noi a Thai Union di intervenire subito!

Ogni ombra di violazione dei diritti umani, pesca illegale o distruttiva nei prodotti che tutti i giorni diamo ai nostri animali, o mettiamo nel nostro piatto, è inaccettabile. Stiamo distruggendo i nostri mari, e la vita di chi da essi dipende. Dobbiamo iniziare a consumare meno, evitare i prodotti che vengono da una pesca ingiusta e distruttiva, e scegliere con attenzione cosa mettiamo nel nostro carrello della spesa.

 

Esteri

Ξ marzo 17th, 2017 | → 0 Comments | ∇ Le mie poesie |

Gli Usa avvisano la Corea del Nord: “Pazienza finita, pronti all’azione militare”

Gli Usa avvisano la Corea del Nord: Pazienza finita, pronti all'azione militare

AFP PHOTO / JUNG YEON-JE / AFP / JUNG YEON-JE

Pubblicato il: 17/03/2017 09:54

Fine della politica americana di “pazienza strategica” nei confronti della Corea del Nord. A decretarla è stata il segretato di Stato americano Rex Tillerson, che oggi ha visitato la zona smilitarizzata al confine tra le due Coree, dopo aver già sostenuto che “l’approccio diplomatico” perseguito con Pyongyang “negli ultimi vent’anni è fallito“.

“La politica della pazienza strategica è finita – ha scandito il capo della diplomazia americana, in un punto stampa congiunto con il ministro degli Esteri sudcoreano Yun Byung-se -. Stiamo esplorando una nuova gamma di misure diplomatiche, di sicurezza ed economiche. Tutte le opzioni sono sul tavolo”.

 

Per gli Stati Uniti un’azione militare contro la Corea del Nord è “un’opzione sul tavolo”, ha poi affermato Tillerson.

Parlando con i giornalisti dopo aver visitato la zona demilitarizzata che divide le due Coree, il segretario di Stato americano, rispondendo ad una domanda sulla possibilità di un’azione militare, ha detto che “certamente noi non vogliamo che le cose arrivino ad un conflitto militare”. “Se loro elevano la minaccia del loro programma di sviluppo di armamenti ad un livello che richiede l’azione, allora questa è un’opzione sul tavolo”, ha poi aggiunto.

Tillerson ha quindi rivolto un messaggio a Pechino, dove domani concluderà la sua missione asiatica, chiedendo che la Cina applichi in modo completo le sanzioni imposte dall’Onu in risposta ai test nucleari e missilistici della Corea del Nord. “Non credo che noi abbiamo raggiunto il massimo livello di azione possibile nell’ambito della risoluzione del Consiglio di Sicurezza con la piena partecipazione di tutti i Paesi”, ha detto.

Anche il ministro degli Esteri sudcoreano Yun Byung ha suggerito che Seul potrebbe appoggiare questa linea. “Noi avremo molte possibilità strategiche a disposizione – ha detto – se consideriamo le pressioni diplomatiche come un edificio, la deterrenza militare è uno dei pilastri delle sue fondamenta. Noi intendiamo avere tutte le nazioni interessate a lavorare in modo più stretto del passato – ha concluso – per fare in modo che la Corea del Nord, sentendosi danneggiata dalle sue azioni sbagliate, cambi strategia”.

 

Greenpeace

Ξ marzo 17th, 2017 | → 0 Comments | ∇ Le mie poesie |

Se la plastica ci invade

Cammino sulla spiaggia e calpesto il tappo di una bottiglia di plastica. Faccio una nuotata e vedo sul fondo, tra roccia e posidonia, un bicchiere di plastica. È un campanello d’allarme? Quella che vedo purtroppo è un’immagine comune. Gli oceani sono invasi dalla plastica. Sulle spiagge, sulle rocce, che galleggia sull’acqua, sul fondo del mare. Anche nei corpi e nello stomaco di specie marine, grandi e piccole, che vengono riempiti con sacchetti, imballaggi, cannucce e pezzi di plastica di mille colori.

 

Per combattere l’inquinamento da plastica dobbiamo andare alla fonte di questo dramma e per farlo dobbiamo allontanarci dal mare e mettere i piedi per terra. L’80% dei rifiuti che finisce negli oceani proviene da lì.

Ed è qui che si vede la nostra follia. Migliaia e migliaia di prodotti, di ogni tipo di forma, colore, funzione e contenuto, e, cosa ben peggiore, quasi tutti monouso, cioè usa-e-getta. La plastica è uno dei maggiori attori del business del “monouso“, che in pochi decenni ha inondato i nostri spazi e il nostro quotidiano. Circa il 40% della plastica prodotta in Europa  è per imballaggio.

È il riflesso di un modello lineare di produzione: una volta ottenuti i materiali, il prodotto è pronto… per essere usato e gettato. Come possiamo cambiare tutto questo? Facendo della linea un cerchio: ciò che viene chiamato Economia Circolare. E che cos’è? Si tratta di un modello di economia e produzione in cui i prodotti sono progettati dall’inizio avendo in mente il loro riutilizzo e tornano a circolare in modo da non consumare risorse e produrre meno rifiuti. Ma non è solo questione di chiudere il cerchio: bisogna anche renderlo “più lento” (in base alla famosa regola delle 3R “ridurre, riusare e, infine, riciclare”) e anche più pulito, evitando che le sostanze tossiche siano incorporate nel ciclo.

Nell’Unione Europea, l’Economia Circolare è oggetto di discussione, l’obiettivo è quello di intervenire e cambiare le leggi per andare in quella direzione. Ci sono diverse direttive europee (sui rifiuti, le discariche e gli imballaggi) che influenzano la produzione e la gestione della plastica che saranno messe messe a punto in questi mesi, e poi si tradurranno in leggi nazionali. Si tratta di un’occasione d’oro per generare un cambiamento positivo: la nostra società e gli oceani finalmente liberi dalla plastica. Non è impossibile. I governi europei hanno ora la possibilità di adottare misure ambiziose che ci permettano di passare ad un’Economia Circolare in cui l’usa-e-getta sia solo un ricordo.

Il momento di agire è adesso, la produzione di plastica non smette di crescere e né l’ambiente né gli oceani possono più digerirla.

I nostri Ministri dell’Ambiente saranno all’altezza della sfida?

 

Economia

Ξ marzo 15th, 2017 | → 0 Comments | ∇ Notizie |

Arriva la Panda che va ad acqua sporca

 

Arriva la Panda che va ad acqua sporca

 

Ottantamila chilometri. Tanto sarà lunga la sperimentazione che percorrerà una Fiat Panda Natural Power, la prima alimentata con biometano prodotto da fanghi di depurazione e acque reflue. La vettura è stata consegnata oggi da Fca a Gruppo Cap, azienda che gestisce acquedotto, fognatura e depurazione nella Città Metropolitana di Milano. La vettura effettuerà nell’arco del test alcune approfondite verifiche da parte del il Centro Ricerche di Fca (Crf) che valuterà se il biometano prodotto da Gruppo Cap avrà o meno particolari effetti sul motore.

La sperimentazione durerà alcuni mesi e per l’intera durata la vettura farà  il pieno presso il depuratore di Gruppo Cap a Bresso-Niguarda, nel milanese, dove sta per nascere il primo distributore italiano di biometano a km zero. Con un’alimentazione al 100%  con biometano estratto da reflui fognari, la riduzione di emissioni di CO2 può raggiungere il 97 per cento. A consegnare le chiavi della Panda è stata Elisa Boscherini, responsabile di Institutional Relations di Fca per l’area Emea, che ha affidato la vettura ad Alessandro Russo, presidente di Gruppo Cap.La Panda Natural Power è dotata del motore bicilindrico TwinAir di 0.9 cm3 in grado di erogare 80 cv quando alimentata a gas naturale.

 Commercializzata dalla fine del 2006, dall’anno successivo è stata la vettura a gas naturale più venduta in Europa e alcune settimane fa ha superato l’importante traguardo dei 300 mila esemplari prodotti. Il  percorso di prova della Panda sarà accompagnato dall’hashtag #BioMetaNow, che guiderà l’intera sperimentazione sui social, per raccontare le tappe del progetto e i suoi sviluppi.

 

Greenpeace

Ξ marzo 15th, 2017 | → 0 Comments | ∇ Notizie |

In azione! L’acqua contaminata non ce la beviamo!

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News – 9 marzo, 2017

Attivisti alla sede della Regione Veneto contro l’inquinamento da PFAS

Siamo andati davanti alla sede della Regione Veneto a Palazzo Balbi, a Venezia, per protestare contro il grave inquinamento da PFAS, sostanze chimiche pericolose presenti anche nell’acqua potabile di molti comuni tra le province di Vicenza, Verona e Padova. Vogliamo che le autorità regionali fermino subito gli scarichi di queste sostanze.

 

Abbiamo le prove: dalle analisi indipendenti che abbiamo condotto emerge chiaramente che le indagini effettuate finora dalla Regione non hanno ancora individuato tutte le fonti di inquinamento da PFAS. I risultati sono tutti nel rapporto “Pfas in Veneto: inquinamento sotto controllo?” che abbiamo pubblicato oggi: in alcuni scarichi abbiamo trovato rilevanti concentrazioni di composti mai individuati finora e abbiamo le prove che PFAS pericolosi siano stati trovati anche nel comune di Valdagno, in un’area non ancora presa in esame dalle autorità regionali.

 

In azione ora a Venezia contro inquinamento da PFAS! Stay tuned! #Detox pic.twitter.com/3A5C5i6Tt4

— Greenpeace Italia (@Greenpeace_ITA) 9 marzo 2017

 

La Regione Veneto non ha più scuse: è ora di censire e bloccare tutte le fonti di inquinamento da PFAS, e di adottare livelli di sicurezza più stringenti sulla presenza di queste sostanze nell’acqua potabile. Per alcuni PFAS molto pericolosi per la salute, come il PFOA (un composto potenzialmente cancerogeno) e il PFOS, i livelli di sicurezza adottati in Veneto per le acque potabili sono fino a 7,5 volte più elevati rispetto agli Stati Uniti e oltre 5 volte più elevati rispetto a Germania e Svezia!

 

Non è possibile tutelare la salute e la sicurezza dei cittadini se si adottano valori di riferimento di PFAS nell’acqua potabile tra i più alti al mondo.

L’acqua è un diritto: le autorità regionali hanno il dovere di garantire acqua sicura e non contaminata ad ogni cittadino! Sostienici in questa battaglia!

 

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