Greenpeace

Ξ aprile 22nd, 2017 | → 0 Comments | ∇ Notizie |

Apple userà solo materiale riciclato!

 Impegnandosi a produrre i nuovi dispositivi con materiali al 100% riciclatiApple è la prima azienda del settore IT ad assumere piena consapevolezza del grave impatto ambientale generato dalla produzione di apparecchi elettronici.

 

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 La mossa dell’azienda statunitense comunicata ieri è molto ambiziosa e conferma l’urgenza con cui un intero settore deve ridurre il consumo di risorse e la produzione di rifiuti elettronici che stanno generando un grave impatto ambientale sul nostro pianeta. L’utilizzo di materiali riciclati nella produzione avrà delle importanti ricadute positive, riducendo la richiesta di metalli rari e altre risorse preziose.

Apple, impegnata già verso una produzione che impieghi solo energia rinnovabile nei propri cicli produttivi, lancia il guanto di sfida a tutti i più importanti marchi dell’IT come SamsungHuawei e Microsoft ad adeguarsi in tempi brevi.

Poco meno di un mese fa Samsung si era impegnata a riciclare gli oltre 4,3 milioni di Galaxy Note 7 richiamati in tutto il mondo negli ultimi mesi per riconquistare la fiducia dei propri clienti in seguito al grave problema che ha interessato nei mesi scorsi il Galaxy Note 7.

La transizione all’impiego di materiali riciclati al 100% è fondamentale per ridurre l’impatto ambientale dell’intero settore, tuttavia si può fare di più: Apple e altre aziende dell’IT si impegnino a progettare dispositivi che durino più a lungo e siano facilmente riparabili e riciclabili a fine vita.

 

Greenpeace

Ξ aprile 17th, 2017 | → 0 Comments | ∇ Notizie |

L’Ungheria e la libertà che difendo

Poche settimane fa ho ricevuto una telefonata da un collega che voleva parlarmi di una piccola comunità che vive nella campagna ungherese, lontana dalle vie affollate di Budapest: avevano bisogno di aiuto. Un’organizzazione luterana aveva appena lanciato un progetto per adulti disabili, fornendo un’occupazione a un gruppo di persone che in Ungheria hanno davvero poche opportunità di lavoro. E abbiamo deciso di aiutarli.

Insieme a Greenpeace Ungheria il gruppo sta oggi progettando un giardino ecologico e accessibile e sta cominciando a collegarsi con l’incredibile rete di agricoltori biologici che abbiamo contribuito a mettere in piedi in tutto il Paese. I nostri sostenitori ci aiuteranno a trovare piante e materiali “biologici” per farne un giardino rigoglioso, e presto saranno all’opera un centinaio di persone con disabilità, producendo cibo biologico. Dei veri ambasciatori dell’agricoltura sostenibile in tutto il Paese.

È questa l’Ungheria che amo e di cui vado fiera: ambiziosa e inclusiva. Voglio che tutti i bambini crescano in una società in cui possano avere il coraggio di agire e parlare per ciò in cui credono. Questo è quello per cui lotto. Ogni giorno, organizzazioni grandi e piccole lavorano duro per rendere questo Paese più sicuro, pulito ed economicamente più dinamico.

Ma tutto questo è in pericolo, se questo governo riesce nel suo progetto.

È stata infatti presentata in Parlamento una legge che minaccia di screditare, intimidire e togliere a tutte le Organizzazioni Non Governative (NGO) la possibilità di parlare in difesa dei nostri diritti, dell’aria, dell’acqua, del cibo e della natura da cui tutti dipendiamo. Questa legge marchierebbe come “agente straniero” ogni gruppo che riceve ogni anno oltre una certa somma di danaro da persone fuori dall’Ungheria: queste associazioni sono potenzialmente collegate quindi ad attività come riciclaggio di soldi o terrorismo. Questo tentativo di screditare le NGO si aggrava di carichi amministrativi aggiuntivi inutili ed eccessivi: siamo assolutamente trasparenti sui nostri finanziamenti e la loro origine. Ma una legge così vessatoria potrebbe zittire centinaia di organizzazioni credibili e confondere le centinaia di migliaia di persone che aiutiamo.

Se sei un sostenitore di Greenpeace, sai che sfidiamo governi e aziende quando mettono in pericolo la nostra aria, l’acqua e il suolo. Protestare per le cose importanti è parte essenziale della vita di una società libera. Stare dalla parte dell’ambiente e delle persone più deboli è una bella fetta del nostro contributo alle comunità con cui lavoriamo in tante parti del mondo, e uno dei motivi per cui milioni di persone ci sostengono finanziariamente. Ma il governo ungherese sta dicendo chiaramente che vuole indebolire certe organizzazioni della società civile che lavorano per il benessere dei cittadini e del Pianeta.

Domenica scorsa oltre 70 mila persone si sono trovate di fronte al Parlamento, a Budapest, per difendere il loro diritto a parlare e pensare liberamente, e di sostenere senza paura, intimidazioni, sospetti, le nostre comunità. Un gruppo eterogeneo: famiglie, studenti, insegnanti, attivisti.

Sono stata invitata a parlare dal palco, mi sono sentita umiliata, ma più determinata che mai: non smetteremo mai di difendere le nostre università, le nostre associazioni e la nostra società libera. Siamo tutti uniti per un mondo più verde e pacifico. E, in tutto il mondo, la gente sta con noi.

Katalin Rodics è responsabile della campagna agricoltura di Greenpeace Ungheria. Madre di tre figli, e nonna di cinque nipoti, ha lavorato per oltre quarant’anni per un Pianeta pulito, in cui tutti i bambini possano crescere più sicuri

La sera del 10 aprile la legge è stata firmata dal presidente della Repubblica ungherese. Ma le manifestazioni di protesta contro questo provvedimento continuano, e hanno portato nuovamente i movimenti in piazza. 

 

Greenpeace

Ξ aprile 13th, 2017 | → 0 Comments | ∇ Notizie |

Salviamo il Mediterraneo dall’invasione della plastica!

Ogni anno finiscono in mare dai 4,7 ai 12,7 milioni di tonnellate di plastica: una media di 8 milioni di tonnellate che sta trasformando i nostri mari nella più grande discarica del mondo.

La buona notizia è che questo trend, apparentemente fuori controllo, può essere fermato: in questi mesi i governi dei Paesi membri dell’UE sono chiamati a modificare le norme comunitarie che regolano la gestione dei rifiuti, un’occasione unica per arginare l’invasione della plastica.

 

La plastica sta invadendo il Mediterraneo. Cambiamo rotta: chiedi a .@glgalletti di difendere il mare! #NoPlastic ? https://t.co/akyZONfOXF pic.twitter.com/gcg2fv5sLN

— Greenpeace Italia (@Greenpeace_ITA) 6 aprile 2017

 

L’Italia può e deve fare la sua parte: per questo stiamo chiedendo al Ministro dell’Ambiente Galletti di prendere posizione e schierarsi dalla parte del Mediterraneo!

La plastica è un nemico silenzioso: una volta finita in mare, lontano dagli occhi dei consumatori, è in grado di uccidere la fauna marina, può finire nella catena alimentare e persiste nell’ambiente per centinaia di anni.

Le sue vittime sono soprattutto pesci, uccelli marini, tartarughe e cetacei che muoiono dopo averla ingerita, spesso scambiandola per cibo.

Non c’è più tempo da perdere, il momento di cambiare rotta è ora!

 

Greenpeace

Ξ marzo 23rd, 2017 | → 0 Comments | ∇ Notizie |

Una doppia minaccia per le ultime foreste boreali canadesi

La Grande Foresta del Nord e il Canada

In questa pagina

News – 22 marzo, 2017

La Grande Foresta del Nord (GFN), o Foresta Boreale, è la corona verde del nostro Pianeta: si estende per 16 milioni di chilometri quadrati – cioè circa il doppio della Foresta Amazzonica – dall’Alaska alla Russia, passando per il Canada e la Scandinavia. Rappresenta oltre un quarto delle foreste rimaste sulla Terra ed è il secondo più grande ecosistema terrestre del mondo, dopo le foreste tropicali.

La Grande Foresta del Nord occupa più della metà del territorio canadese, è casa di molte popolazioni indigene (Prime Nazioni) e ospita più di 20 mila tra specie animali e vegetali, svolgendo anche un ruolo fondamentale nel mitigare i cambiamenti climatici globali. Nonostante ciò, attualmente solo l’8 per cento della superficie forestale del Canada è protetta dalla legislazione e molte aree della Foresta Boreale sono minacciate dalla deforestazione.

Zittire chi protegge le foreste

Una grande società canadese, Resolute Forest Products, a suon di cause legali milionarie sta cercando di zittire Greenpeace e altre organizzazioni che combattono per la difesa della Foresta Boreale. In gioco non c’è solo il futuro della corona verde del nostro Pianeta, ma il diritto di Greenpeace e di altre Organizzazioni della Società Civile (OSC) di esporre crimini ambientali e chiedere ai responsabili di renderne conto.

Cos’è Resolute e perché sta cercando di mettere a tacere Greenpeace

Resolute Forest Products è la principale società canadese del settore del legno e della carta. Ha sede in Canada, a Montreal, e produce libri, riviste, giornali, cataloghi, volantini, elenchi telefonici. Per farlo, però, distrugge vaste aree della Foresta Boreale canadese, violando i diritti delle Prime Nazioni, le popolazioni indigene che la abitano da sempre, e devastando l’habitat della fauna endemica, come il caribù, già in via d’estinzione.

Greenpeace Canada da anni denuncia queste pratiche insostenibili di deforestazione, basandosi anche su dati governativi e su ricerche corroborate da scienziati indipendenti. Resolute si è però rifiutata di collaborare con Greenpeace e alcuni dei suoi clienti hanno quindi deciso di interrompere le relazioni commerciali.

Il 23 maggio 2013 Resolute ha fatto causa per diffamazione a Greenpeace Canada presso la Corte Superiore dell’Ontario (Canada), chiedendo un risarcimento di 7 milioni di dollari canadesi (CAD). La causa è ancora in corso, ma gli attacchi legali di Resolute hanno subito una grave battuta d’arresto pochi giorni fa, il 9 marzo 2017, quando la Corte d’Appello dell’Ontario ha definito “scandalose e vessatorie” le accuse di Resolute nei confronti di Greenpeace Canada.

Il 31 maggio 2016 Resolute ha intentato un’altra causa legale, stavolta per 300 milioni di dollari, contro Greenpeace International, Greenpeace USA e un’altraorganizzazione non governativa, Stand.earth. Resolute ha presentato denuncia per diffamazione e violazione della “Racketeer Influenced and Corrupt Organizations Act” (legge RICO) presso la Corte Distrettuale della Georgia del Sud (Stati Uniti). Il RICO venne promulgato da Nixon nel 1970 per combattere il crimine organizzato di stampo mafioso. Appellandosi a questa legge, Resolute dunque paragona Greenpeace a un’organizzazione mafiosa.

Greenpeace ritiene che le accuse mosse da Resolute siano infondate e soprattutto che facciano parte di una strategia volta a opporsi alla partecipazione pubblica delle organizzazioni della società civile.

Strategic Lawsuit Against Public Participation (SLAPP)

Cause come quelle che Resolute sta conducendo contro Greenpeace vengono denominate Strategic Lawsuit Against Public Participation (cause strategiche contro la pubblica partecipazione). Si tratta di cause civili che, seppur spesso basate su accuse infondate, hanno come obiettivo quello di disincentivare la protesta pubblica, colpendo le tasche delle parti chiamate in causa. Si tratta cioè di uno stratagemma che potrebbe creare un precedente molto grave per soffocare sul nascere critiche e proteste.

Alziamo la voce!

Immaginate un mondo senza organizzazioni come Greenpeace, dove grandi compagnie come Resolute agiscono indisturbate e in cui per le Organizzazioni della Società Civile è difficile prendere parola, a causa dei troppi rischi legali e dei potenziali costi vertiginosi da affrontare.

Non possiamo smettere di denunciare chi distrugge le foreste e non vogliamo lasciare soli i loro abitanti. Per favore diffondete questa storia e scendete in campo con noi: facciamo sapere a Resolute che non rimarremo in silenzio!

Per maggiori informazioni: 

Logging Company Resolute’s Lawsuits to Silence Greenpeace

 

Movisol

Ξ marzo 22nd, 2017 | → 0 Comments | ∇ Notizie |

La Commissione Finanze della Camera terrà audizioni sulla separazione bancaria  martedì 21 marzo 2017 14:52 0000000Il 15 marzo la Commissione Finanze della Camera ha iniziato l’esame delle varie proposte di separazione bancaria. Ben dodici sono le proposte di legge presentate, tutte a favore, in forme varie, della separazione netta tra banche ordinarie e banche d’affari, con riferimento alla storica legge Glass-Steagall che per la prima volta introdusse la separazione nel 1933. La notizia ha attraversato l’Atlantico, tanto che diversi membri del Congresso USA hanno mandato messaggi di sostegno. L’on. Walter Jones, repubblicano della North Carolina ed egli stesso primo firmatario del nuovo disegno di legge presentato alla Camera USA, ha elogiato il Parlamento italiano “per la sua leadership nel portare avanti il dibattito sulla necessità di reintrodurre la legge Glass-Steagall (…) è mio auspicio che il Congresso degli Stati Uniti segua la leadership italiana e porti il dibattito nella Camera dei Rappresentanti, perché penso che ciò sia nel miglior interesse del popolo americano”.  Oltre a Jones, anche l’on. Tulsi Gabbard, democratica, ha mandato in segno di sostegno una dichiarazione sua e di altri quattro deputati a favore della Glass-Steagall. I messaggi sono stati indirizzati al presidente della Commissione Maurizio Bernardo e al firmatario dell’ultimo disegno di legge in ordine di tempo, l’on. Alessio Villarosa (che insieme al messaggio di Jones ha pubblicato sulla sua pagina FB il disegno realizzato da Flavio Tabanelli in una trattoria, nella foto, commentando “ricetta per un sistema bancario che funziona”). La proliferazione dei disegni di legge a favore della separazione bancaria sia alla Camera sia al Senato sono un risultato diretto o indiretto della campagna decennale portata avanti dal movimento di LaRouche in Italia. Sfortunatamente il governo è notoriamente allineato all’Unione Europea che è assolutamente contraria alla riforma. Tuttavia, i rappresentanti della maggioranza non hanno osato prendere una posizione durante la discussione in Commissione. Il relatore Marco Di Maio (PD) ha illustrato il testo delle varie proposte e delle varie pseudo-riforme adottate negli USA, nel Regno Unito e nell’UE, mantenendosi formalmente neutrale e proponendo un ciclo di audizioni per chiarire la materia. I rappresentanti dell’opposizione, Villarosa (M5S), Laffranco (FI) e Zoggia (MDP) hanno cercato di stanare la maggioranza, ma sia Di Maio che Bernardo hanno sgusciato, rinviando una presa di posizione a dopo le audizioni. Vedremo quali “esperti” saranno chiamati davanti alla Commissione. Pur senza farsi illusioni, questa è una possibilità per la maggioranza, o per parte di essa, di smarcarsi dalla micidiale politica dell’UE che sta distruggendo il sistema bancario, il credito e i risparmi, e votare a favore della separazione. Invitiamo i nostri lettori a mandare messaggi che sollecitino una vera separazione a: bernardo_m@camera.it, dimaio_marco@camera.it e villarosa_a@camera.it.

 

Greenpeace

Ξ marzo 20th, 2017 | → 0 Comments | ∇ Le mie poesie |

Mars e Nestlé fanno un passo importante per proteggere i nostri oceani, cosa aspettano gli altri colossi dell’industria ittica?

 

Grazie alle richieste dei consumatori, Mars e Nestlè – le due più grandi compagnie al mondo di cibo per animali – hanno deciso di prendere provvedimenti affinché nei loro prodotti non arrivi pesce catturato con attività che danneggiano il mare e i diritti di chi vi lavora

Proprio in questi giorni, le due compagnie si sono infatti impegnate a eliminare dalle proprie filiere di produzione una pratica controversa, quella dei trasbordi in alto mare, che permette ai pescherecci di trasferire le proprie catture ad altre navi in mare aperto – lontane da ogni tipo di controllo – e di continuare cosi a pescare per mesi senza tornare mai in porto.

I trasbordi sono spesso associati a pesca illegale, traffici di pinne di squalo e, purtroppo, anche a gravi violazioni dei diritti umani dei lavoratori, letteralmente “intrappolati” a bordo dei pescherecci, come denunciato da Greenpeace Southeast Asia.

Trasbordo di tonno in mare aperto, Oceano Indiano.

Mentre Nestlé ha deciso di mettere totalmente al bando tali pratiche, vietandone l’uso per le materie prime dei proprio prodotti per animali, Mars ha invece deciso di sospenderle fino a quando i suoi fornitori non avranno preso misure adeguate per garantire che tali pratiche non siano associate a problemi di pesca illegale e violazione dei diritti dei lavoratori.

Negli ultimi anni numerose inchieste giornalistiche – condotte, tra gli altri, da GuardianAssociated Press e New York Times - hanno dimostrato come le filiere ittiche, e in particolare quelle del cibo per animali, siano drammaticamente “contaminate” da situazioni di lavoro forzato, traffici umani e altri abusi di cui sono vittime coloro che lavorano a bordo dei pescherecci che riforniscono i nostri mercati. Tra le aziende implicate, oltre a colossi come Mars e Nestlè, c’è anche Thai Union, il più grande produttore di tonno al mondo, presente in Italia con il marchio Mareblu, e fornitore di molti supermercati e aziende con prodotti ittici.

Solo un anno fa lanciavamo la sfida a Mars. E, grazie alle migliaia di richieste di chi ama gli animali e il mare, questa azienda aveva deciso di sviluppare un preciso piano di azione per affrontare i problemi emersi lungo le proprie filiere. Oggi, insieme a Nestlè, si propone come leader per cambiare l’intero settore, lottando contro una pratica così pericolosa. Cosa aspettano gli altri colossi dell’industri ittica a seguire questi esempi?

Da mesi chiediamo a Thai Union di impegnarsi con forza per garantire che i propri prodotti provengano da una pesca sostenibile e priva di abusi. È ora che anche questo gigante della pesca mondiale bandisca da tutte le proprie produzioni pratiche pericolose come i trasbordi in alto mare, guidando l’intero settore verso pratiche più sostenibili.

Chiedi con noi a Thai Union di intervenire subito!

Ogni ombra di violazione dei diritti umani, pesca illegale o distruttiva nei prodotti che tutti i giorni diamo ai nostri animali, o mettiamo nel nostro piatto, è inaccettabile. Stiamo distruggendo i nostri mari, e la vita di chi da essi dipende. Dobbiamo iniziare a consumare meno, evitare i prodotti che vengono da una pesca ingiusta e distruttiva, e scegliere con attenzione cosa mettiamo nel nostro carrello della spesa.

 

Esteri

Ξ marzo 17th, 2017 | → 0 Comments | ∇ Le mie poesie |

Gli Usa avvisano la Corea del Nord: “Pazienza finita, pronti all’azione militare”

Gli Usa avvisano la Corea del Nord: Pazienza finita, pronti all'azione militare

AFP PHOTO / JUNG YEON-JE / AFP / JUNG YEON-JE

Pubblicato il: 17/03/2017 09:54

Fine della politica americana di “pazienza strategica” nei confronti della Corea del Nord. A decretarla è stata il segretato di Stato americano Rex Tillerson, che oggi ha visitato la zona smilitarizzata al confine tra le due Coree, dopo aver già sostenuto che “l’approccio diplomatico” perseguito con Pyongyang “negli ultimi vent’anni è fallito“.

“La politica della pazienza strategica è finita – ha scandito il capo della diplomazia americana, in un punto stampa congiunto con il ministro degli Esteri sudcoreano Yun Byung-se -. Stiamo esplorando una nuova gamma di misure diplomatiche, di sicurezza ed economiche. Tutte le opzioni sono sul tavolo”.

 

Per gli Stati Uniti un’azione militare contro la Corea del Nord è “un’opzione sul tavolo”, ha poi affermato Tillerson.

Parlando con i giornalisti dopo aver visitato la zona demilitarizzata che divide le due Coree, il segretario di Stato americano, rispondendo ad una domanda sulla possibilità di un’azione militare, ha detto che “certamente noi non vogliamo che le cose arrivino ad un conflitto militare”. “Se loro elevano la minaccia del loro programma di sviluppo di armamenti ad un livello che richiede l’azione, allora questa è un’opzione sul tavolo”, ha poi aggiunto.

Tillerson ha quindi rivolto un messaggio a Pechino, dove domani concluderà la sua missione asiatica, chiedendo che la Cina applichi in modo completo le sanzioni imposte dall’Onu in risposta ai test nucleari e missilistici della Corea del Nord. “Non credo che noi abbiamo raggiunto il massimo livello di azione possibile nell’ambito della risoluzione del Consiglio di Sicurezza con la piena partecipazione di tutti i Paesi”, ha detto.

Anche il ministro degli Esteri sudcoreano Yun Byung ha suggerito che Seul potrebbe appoggiare questa linea. “Noi avremo molte possibilità strategiche a disposizione – ha detto – se consideriamo le pressioni diplomatiche come un edificio, la deterrenza militare è uno dei pilastri delle sue fondamenta. Noi intendiamo avere tutte le nazioni interessate a lavorare in modo più stretto del passato – ha concluso – per fare in modo che la Corea del Nord, sentendosi danneggiata dalle sue azioni sbagliate, cambi strategia”.

 

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